Capitolo 2 -L’ATTESA
La cosa peggiore quando ti diagnosticano un tumore è l’attesa: dopo la mammografia devi attendere di fare la biopsia. Poi attendi di avere i risultati. Una volta ottenuti devi attendere di fare la visita chirurgica. Poi devi attendere di fare la visita preoperatoria e la tac. E poi devi attendere che ti chiamino per l’intervento. Il giorno dell’intervento arrivi a digiuno, attendi che ti assegnino una stanza, ti fanno indossare un camiciotto di cotone chiaro con dei laccetti dietro (consunto e spesso lacero… a testimoniare che lui ha conosciuto molte persone come te e le ha accompagnate nelle loro attese) e poi (finalmente!) ti portano in sala operatoria dove, ovviamente, attendi l’anestesia e la preparazione all’intervento. E quando ti entra nelle vene l’anestesia sei talmente abituato ad attendere, che credi di dover “contare” pensando di arrivare a chissà quale cifra… invece il mondo si spegne in pochi secondi chiudendoti le porte con un nodo alla gola. Da lì si ferma il tempo, ed in quella tua stasi gli altri lavorano: i chirurghi, gli infermieri, l’equipe; ti gravitano attorno per ore con l’unico ed il solo scopo di toglierti quell’intruso da dentro… mentre il tuo tempo è fermo ad un attimo. Io al tempo ci penso spesso e mi sono fatta la convinzione che si divida in due sezioni: il “tempo del passato” e il “tempo del futuro”. Il tempo del presente non esiste… ovvero: esiste per un attimo, ma quello stesso attimo che è contemporaneamente futuro e passato; quando arriva è già “passato”. Questi due “tempi” sono quelli che ti danno la direzione nella vita: vivo il presente guardando al futuro senza dimenticare il passato, conscia del fatto che il mio presente in quell’attimo è già passato. Beh… l’anestesia ferma il “tuo” tempo. E quando ti svegli: liberazione!!! Sei rintronata ed indolenzita, ma il tumore non c’è più!
Ecco: tutte queste cose avvengono tra un’attesa e l’altra. Sono attese lunghissime, infinite, snervanti. La cosa più brutta di queste attese è che sono veramente tempo perso; riassumo: Mammografia, 15 minuti circa. Biopsia, mezz’ora. Visita preoperatoria: ecco, questa è più complicata: esami del sangue, 10 minuti; elettrocardiogramma, 5 minuti; visita con l’anestesista, mezz’ora; visita con il chirurgo: 15 minuti. Dunque in tutto un’ora circa. Poi c’è il centraggio (la tac, o la pet… un’altra ora circa). Intervento vero e proprio 3 ore (in anestesia generale). Degenza 1 o 2 notti. Dunque le cose da fare occupano in totale un tempo relativo di circa 4 giorni. Ma questi quattro giorni vengono diluiti in 2/3/4 mesi! Quindi la maggior parte del tempo lo passi ad attendere. E durante quel tempo sei in stand-by. Perché si ferma tutto nella tua testa: sembra che finchè non hai fatto l’intervento non si possano prendere decisioni di nessun tipo: non vai in ferie, non sai se lavorare o no (lo fai in modo “meccanico”), mangi giusto per sopravvivere… il vero e unico scopo è quello di arrivare all’intervento. Togliere l’intruso. Non c’è altro: solo quello. Eliminare fisicamente quel “coso” che occupa senza titolo una piccolissima porzione del tuo corpo. Durante tutte queste attese, senza accorgerti, ad un certo punto ti ritrovi a personificare il “coso” e addirittura a parlarci; al mattino quando ti svegli lo saluti: “buongiorno “coso”, sei ancora qui dentro? (e lo cerchi con un dito, sperando di non trovarlo…) Non ti sei ancora asfissiato lì sotto, senza ossigeno? non penserai mica di allungare un tentacolino da qualche altra parte, adesso? Vedrai cosa ti fanno tra poco! Zaac! E… Adiòs!”… Ma per arrivare ad eliminarlo devi passare mesi ad attendere… e a parlarci. Ed è pure maleducato: mica ti risponde! Muto e subdolo continua il suo lavoro nascosto! Durante queste attese pensi a tutto quello che hai sentito e letto sui tumori: “l’importante è la tempestività, mai perdere tempo!” (sempre il tempo!!!). Ma le attese nelle quali sei obbligata a vivere, sono in netto contrasto con questo assioma... questo pensiero le rende ancor più lunghe e sconcertanti, facendoti trascorrere degli stati d’ansia che ti soffocano.
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