CAPITOLO 18
Amabel, Dave, Elisabeth, Cherilyn e alcuni altri amici avevano deciso di festeggiare quel fine anno in maniera un po’ diversa rispetto al solito. Invece di andare a ballare a qualche festa, parteciparono a una fiaccolata organizzata al Sasquatch Mountain Resort, sopra Harrison Mills, in cui si riunirono ragazzi e ragazze provenienti da tutta la provincia. Amabel e i suoi amici avevano aspettato settimane per festeggiare un Capodanno speciale. Non si trattava della tipica riunione di amici e familiari, ma di qualcosa di molto più emozionante: l’unica nota negativa, pensò Amabel, era l’assenza di Dylan, che era dovuto partire all’improvviso per un progetto di ricerca nel nord della provincia. Un posto si era liberato all’ultimo minuto e il suo professore, sapendo quanto lui fosse interessato, aveva fatto il suo nome. Stavano insieme soltanto da pochi giorni e lui l’aveva già lasciata sola. Poi pensò a tutto l’impegno che Dylan stava mettendo per risollevare le sorti di Soulsavers e si sentì un po’ egoista. Sta cercando di costruire un futuro, non solo per sé, ma anche per noi e per il ranch che amiamo tanto, pensò con orgoglio.
Si strinse nel giaccone imbottito di calde piume d’oca e si sistemò meglio il cappello di lana che le proteggeva la testa dal freddo pungente di quella serata di festa. Provò un brivido d’eccitazione mentre si guardava intorno; la folla si stava radunando per assistere alla discesa dei maestri di sci e dei loro allievi, che avrebbero illuminato la pista con le fiaccole allo scoccare della mezzanotte. Riusciva a distinguere le sagome di decine e decine di giovani attorno a lei, le loro voci erano piene di allegria e si percepiva la magia nell’aria.
Mancava circa un quarto d’ora alla fine di quel lungo, lunghissimo anno, passato per lo più lontano da Dylan a causa dell’università quando, a un tratto, qualcuno le abbassò il berretto fin sopra gli occhi e subito dopo si sentì afferrare per un braccio e trascinare lontano dal suo gruppo di amici, senza che nessuno si accorgesse di nulla. Fu talmente presa alla sprovvista che non ebbe nemmeno il tempo di mettersi a urlare anche se in ogni caso, la musica elevata e le risa provenienti da bordo pista avrebbero coperto qualsiasi altro rumore.
Lo sconosciuto le teneva entrambe le mani nella sua e quindi le impediva di risollevarsi il cappello di lana per cercare di capire dove la stesse portando. Ad un certo punto, inciampò in una radice che sporgeva da cumulo di neve e quasi perse l’equilibrio.
«Stai attenta, principessa,» le disse una voce familiare.
Amabel spalancò la bocca per lo stupore mentre una mano le sollevava il berretto sulla fronte.
«Ciao amore mio,» mormorò Dylan semplicemente.
Lei non sapeva che cosa dire, talmente era stata grande e inaspettata quella sorpresa. Quando si fu ripresa, la prima cosa che fece fu gettarsi tra le sue braccia e riempirgli il freddo viso di innumerevoli baci.
«Deduco che ti sia piaciuta la mia improvvisata, sembri piuttosto felice di vedermi, principessa,» rise lui abbracciandola e facendola volteggiare in aria più volte.
Si baciarono con passione, come se fossero stati lontani per anni invece che per una manciata di giorni.
«Sei proprio come un gelato, fredda ma dolce,» le disse staccando le labbra dalle sue e rimettendola a terra.
Amabel scosse la testa, cercando di ricomporre i pensieri mentre i piedi toccavano di nuovo la neve fresca.
«Ma come hai fatto a essere qui? Il progetto? Eri a centinaia di chilometri di distanza, Dylan.»
Lui si sistemò il bavero della giacca prima di parlare. «Ho convinto uno dei partecipanti al progetto ad accompagnarmi fino ad Hope in cambio di un mese di pulizie del suo alloggio. Peccato che il pick-up avesse più anni di me e il riscaldamento rotto. A metà strada la cinghia ha iniziato a fare i capricci, quindi ho dovuto pregare un camionista che trasportava legname a darmi un passaggio fino alla stazione dei treni. Mi ha tenuto sveglio per tre ore parlandomi della sua ex moglie.»
Fece una pausa, espirando una nuvola di vapore. «Da lì ho recuperato la mia auto e ho guidato come un pazzo. Ho rischiato di finire in un fosso almeno due volte e, per non farmi mancare nulla, l’ultimo tratto l’ho fatto praticamente a piedi perché il parcheggio era completo. Non sono nemmeno passato da casa a cambiarmi, quindi sappi che ho ancora l’odore di pino e gasolio addosso.»
Amabel scoppiò a ridere. «Sei diventato matto?»
«Sì, sono un pazzo che voleva festeggiare il Capodanno con te,» concluse lui, attirandola di nuovo a sé. «E ora voglio portarti in un posto prima che arrivi la mezzanotte.»
Amabel annuì ancora troppo eccitata per riuscire a parlare. Si presero per mano e lui la condusse verso la fermata della seggiovia.
«Dylan, lo sai che ho il terrore dell’altezza, non me la sento di salire lì sopra,» gli disse con voce tremante, quando si accorse della loro destinazione.
«Ci sono io con te, non devi avere paura di nulla. Andrà tutto bene, te lo prometto, fidati di me.» Con una mano sulla schiena di Amabel, la guidò con delicatezza verso la fila di persone che attendevano davanti all’ingresso.
Mentre aspettavano il loro turno, cercò di distrarla raccontandole storie divertenti. Amabel iniziò a sentirsi più a suo agio, anche se l’ansia per l’altezza era ancora presente. Si fece pian piano convincere da quei meravigliosi occhi che la fissavano con amore e, anche se riluttante, si sedette sulla seggiovia. Dopo essersi accomodato accanto a lei, le mise un braccio attorno alle spalle, attirandola a sé. L’impianto incominciò a muoversi e Amabel si strinse ancora di più a quel corpo caldo e muscoloso chiudendo gli occhi.
«Se fai così non vedrai nulla, sciocchina,» le disse con voce carezzevole.
«Non importa,» disse lei continuando a tenere gli occhi serrati.
Dylan le prese dolcemente il mento con la mano guantata e si chinò a baciarla sulle labbra. Presa alla sprovvista Amabel spalancò gli occhi per la sorpresa e vide che lui le stava sorridendo teneramente.
«Allora guarda me, se non vuoi guardare il panorama.» Gli occhi di Dylan erano una calamita per Amabel e lei si perse in quelle scure profondità.
Il vento fischiava dolcemente sulla collina e il loro respiro formava tante piccole nuvole di vapore nell’aria gelida.
Pian piano Amabel iniziò a guardare il paesaggio che si estendeva attorno a loro, la collina era ricoperta da un manto di neve candido e scintillante, mentre al di là si stagliavano le imponenti montagne. Il cielo era un’infinita distesa di stelle luminose, che sembravano danzare in armonia con il leggero vento. Ovunque guardasse c’erano sciatori di tutte le età che portavano torce. Scendevano a valle al ritmo della musica e cantavano, mentre pian piano si avvicinavano al grande falò che era stato acceso al centro del grande spiazzo antistante.
Provò un brivido di eccitazione trovarsi lì, sospesa a diversi metri da terra insieme a Dylan e potergli augurare buon anno. Il freddo le stava ghiacciando la punta del naso, ma non avrebbe rinunciato a quel momento per nulla al mondo.
«È una notte magica e meravigliosa,» sussurrò, affascinata dallo spettacolo della natura e delle fiaccole che avevano cominciato a illuminare i due lati della pista. «Mi sembra di essere in un mondo incantato.»
Dylan annuì, con gli occhi pieni di ammirazione. «E tu sembri una fata sperduta in un mondo di alieni. Sei la meraviglia più grande che si possa contemplare in questa notte speciale. Vorrei quasi che il tempo si fermasse proprio in questo istante.»
Le parole di Dylan le scaldarono il cuore e si voltò a guardarlo. Notò la luce della luna riflettersi nei suoi occhi scuri e profondi e in quel momento dovette ammettere che lo amava con tutta se stessa. Era ipnotizzata dal suo sguardo, poi i loro corpi furono uno contro l’altro e la stretta di Dylan divenne più energica. I volti si sfiorarono, guancia contro guancia e Amabel respirò profondamente. Accompagnati dalla dolce musica proveniente dai potenti altoparlanti, si scambiarono un dolcissimo bacio, proprio nel momento in cui i fuochi d’artificio cominciarono a illuminare il cielo.
«Che visuale incantevole, tu sai sempre come farmi emozionare. Com’è possibile?» gli chiese quando le loro bocche si staccarono.
«Forse perché ti conosco molto più di quanto tu creda.»
Amabel sentì un brivido correrle lungo la schiena, ma non era in grado di dire se fosse dovuto al vento che aveva all’improvviso aumentato la sua intensità, oppure alla vicinanza di quel fantastico ragazzo. La sua guancia delicata, sfiorò quella di Dylan, il cui respiro tiepido era di nuovo su di lei, sui suoi capelli. Si voltò a guardarlo ed ebbe la sensazione che lui stesse per dirle qualcosa di importante.
«Buon anno, principessa» disse semplicemente.
«Buon anno anche a te, Dylan.»
Il suo sguardo si perse in quello di lui. Fu un momento magico, un momento che sarebbe rimasto impresso nella memoria di Amabel per sempre. E, mentre i fuochi pirotecnici continuavano a esplodere sopra di loro, Dylan si portò la sua mano guantata alle labbra e vi depose un tenero bacio, poi le braccia di Amabel si abbandonarono all’istinto e si strinsero intorno a lui. Le sue dita scorsero tra i capelli di Dylan.
In quel momento, Amabel si sentì completa e felice come non mai, sapendo che con lui accanto, avrebbe affrontato con coraggio e determinazione ogni sfida e ogni avventura che il nuovo anno avrebbe portato con sé.
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