CAPITOLO 21
Era una fresca giornata di fine marzo e il tiepido sole illuminava con dolcezza la cucina in legno. Fuori, la neve dell’inverno si stava lentamente sciogliendo, lasciando spazio a piccoli rivoli d’acqua che correvano lungo il vialetto. Gli alberi, ancora spogli, erano accarezzati da un vento leggero che portava con sé il profumo di erba bagnata e terra umida. All’interno, il tepore del camino acceso si mescolava all’aroma dolce di zucchero e vaniglia.
«Che cosa stai facendo?»
L’improvvisa intrusione della voce di Dylan nel silenzio che l’avvolgeva, fece sobbalzare Amabel che finì per far cadere sul pavimento la spatola che teneva in mano, imbrattando di crema pasticcera le piastrelle lucide. Si girò di scatto e il suo volto si colorì di rosso, mentre cercava di nascondere un sorriso imbarazzato.
«Oh, Dylan! Mi hai spaventata. Stavo solo cercando di fare una torta per il compleanno di Cherilyn che si terrà questa sera. In realtà avrebbe dovuto prepararla Elisabeth, ma stamattina si è svegliata con ancora un po’ di febbre. Le ho detto che poteva starsene tranquillamente a letto in modo da poter guarire e venire alla festa e che mi sarei arrangiata da sola seguendo scrupolosamente la sua ricetta, ma sembra che sia diventato più un pasticcio che altro.» Ridendo di se stessa, si abbassò a raccogliere la spatola caduta e lo stesso fece Dylan nel medesimo istante. Le loro dita si sfiorarono e Amabel sentì un brivido di eccitazione percorrerle la schiena. Sollevò lo sguardo verso il viso di lui ed ebbe un rimorso di coscienza quando vide i due punti di sutura che gli deturpavano lo zigomo sinistro.
«Mi dispiace così tanto,» gli confessò in un soffio.
Intuendo a cosa lei si riferisse, le disse che non era nulla e che non gli faceva affatto male. «Tra una decina di giorni me li toglieranno e sarà come se non fosse mai successo.»
«Ma ti rimarrà il segno per sempre,» ammise sconsolata con le lacrime agli occhi. «Ed è soltanto colpa mia.»
«Smettila di preoccuparti principessa, se non mi faccio problemi io, non capisco perché dovresti fartene tu. In fondo sono comunque favoloso,» disse per allontanare la tristezza dagli occhi di lei. «E a proposito di bellezza, sei meravigliosa,» le disse a pochi centimetri dalla bocca. «In tutti questi anni non ti ho mai vista così affaccendata in cucina, sembri proprio una tenera mogliettina.»
Le sue parole ebbero l’effetto desiderato e Amabel sorrise calorosamente. Poi, forse rendendosi conto del luogo in cui si trovavano e della presenza dei loro familiari all’interno della casa, si allontanò da lui cominciando a pulire il pavimento con uno strofinaccio. «Ecco fatto, di nuovo splendente come prima,» disse rimettendosi in piedi.
«Posso aiutarti con la torta ora?»
«Sì grazie, prendi quella ciotola così possiamo cominciare a fare la glassa,» rispose lei cercando di contenere l’agitazione che le parole di Dylan le avevano provocato.
Lavorarono fianco a fianco per tutta l’ora successiva, mentre la cucina fu pervasa dal profumo avvolgente di dolci appena sfornati. Entrambi si sforzavano di mantenere un tono leggero, ma i loro occhi rivelavano emozioni molto più intense.
Mentre Amabel farciva la torta, lo sguardo di Dylan era puntato su di lei e quando i loro occhi si incrociarono, la tensione si fece palpabile.
«Ho bisogno di assaporarti,» le disse a un tratto afferrandola per una mano ancora sporca di crema pasticcera, poi uscì a grandi passi dalla cucina.
«Dylan, sei pazzo? Cosa vuoi fare?»
«Indovina?» le disse chiudendosi la porta del ripostiglio alle spalle.
Pochi istanti dopo si portò le dita di Amabel alla bocca, succhiandone uno di seguito all’altro per togliervi ogni più piccola traccia di crema. Gli occhi di lei si fecero languidi mentre lo fissava, intento a portare a termine quel compito così dolce ed sensuale allo stesso tempo.
«Come immaginavo, sei buonissima,» le disse con un tono appena sopra un sussurro, sollevando lo sguardo verso il suo viso che si era fatto scarlatto. Poi si chinò a baciarle le labbra con una tale lentezza che Amabel temette che le gambe non l’avrebbero retta.
Nella penombra del ripostiglio scorgeva i suoi occhi splendidi, sentendo a stento il suo respiro sotto il battito impazzito del proprio cuore. «Principessa...ti amo, Dio se ti amo,» mormorò con voce roca.
Amabel chiuse gli occhi mentre premeva le labbra morbide sulle sue, infilandogli le mani umide e appiccicose sotto al maglione di cotone. «Sei bollente, non è che hai la febbre come Lily?» gli chiese sorridendo maliziosa.
«Piccola strega, ti faccio vedere io, altro che febbre!» le disse impossessandosi nuovamente della sua bocca ed esplorandola con la lingua. Amabel si strinse a lui fremendo di piacere. Avrebbe mai fatto l’abitudine ai suoi baci appassionati? Avrebbe mai smesso di tremare tra le sue forti braccia?
La festa di compleanno di Cherilyn si rivelò un successo. Era stata organizzata al karaoke e vi presero parte solo poche amiche fidate tra cui Elisabeth e Amabel. Quest’ultima non smise un solo secondo di ridere per le alquanto discutibili performance della sorella e della miglior amica che, da parte loro, non si presero sul serio e si divertirono enormemente. Il locale era animato dalle risate contagiose delle ragazze che si godevano ogni momento con entusiasmo.
«Sei la migliore Cheryl,» urlò Amabel.
«Sei un vero talento,» aggiunse Elisabeth.
La festeggiata fece loro una linguaccia divertita senza interrompere la sua esibizione. Al termine della musica le invitò sul palco e le costrinse a cantare insieme a lei.
Le tre amiche interpretarono la canzone scelta con passione, ma le loro voci non erano esattamente perfette. Cherilyn era stonata, Elisabeth era totalmente fuori tempo e la voce di Amabel era un po’ fiacca.
«Ma che cosa state facendo?» chiese una delle altre ragazze, scoppiando a ridere. «Siete terribili!»
«Esatto,» ammise un’altra. «Perché non scendete da lì e date un attimo di tregua alle nostre orecchie mentre mangiamo la torta?»
Le tre amiche lasciarono quindi il palco tra gli applausi e le risate delle altre. La festa continuò a lungo, con la musica a tutto volume e il divertimento generale.
Cherilyn spense le candeline e tagliò una generosa fetta di torta per ogni invitata. «Ecco a voi, ragazze! Grazie per aver reso il mio compleanno così speciale,» disse con gratitudine.
Era molto tardi quando Amabel ed Elisabeth rientrarono a casa, stanche per la lunga serata e quasi senza voce per aver cantato a squarciagola fino a quando, una delle ragazze, aveva tolto loro di mano i microfoni.
Mentre si dirigevano verso la scala, con il suono della musica ancora riecheggiava nelle orecchie, Amabel disse ridendo: «Beh, credo che abbiamo dimostrato che il karaoke non è il nostro punto forte!»
Elisabeth rise a sua volta, annuendo. «Sì, ma è stato così divertente! Una serata davvero fantastica.»
Le due si abbracciarono prima di dirigersi ognuna verso la propria stanza, con il sorriso che aleggiava ancora sulle loro labbra.
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