Capitolo 1
Un racconto di amore, magia e redenzione
In ricordo di chi, come me,
cercò la speranza nella “grande casa”
Samantha
La coscienza, quella misteriosa consapevolezza che il mondo scientifico identifica come elemento di differenza tra noi e gli animali e che il mondo cristiano definisce “legge dello Spirito”. Per me, la “coscienza” è invisibile e indefinita ed è il più grande punto interrogativo delle mie notti e dei miei sogni. Perché non la sento, non mi risponde e non mi fa provare pietà o colpa. Eppure, quando cammino nei boschi a me tanto cari, riecheggiano le voci di chi oggi riposa in pace e la mente vola lontana: riaffiorano i ricordi di quei giorni, i pianti, le paure, le ferite, il dolore riconosciuto negli occhi di chi, forse, stava peggio di me. Nei profumi dei boschi, allora, le lacrime scendono giù e qualcosa bussa alle porte della mia “coscienza”, alla bocca del mio stomaco. Pietà? Senso di colpa? Odio? Ancora non lo so.
Quella che voglio raccontare è la mia storia. Il mio scrivere di ciò che accadde non servirà a lavarmi la coscienza, ma vuole essere un modo per dare voce a chi ora non c’è più e testimoniare degli eventi di quegli anni e di come vi ho partecipato. Non voglio dare un giudizio sulle motivazioni, giuste o sbagliate che fossero, che li causarono; ancora oggi io stessa non so darmi una spiegazione, ma sono certa che ciò che avvenne, a me e agli altri, fu frutto dell’indifferenza di un sistema che non ha funzionato. A quelle anime disperate, che nulla chiedevano se non la possibilità di una vita pressoché normale, l’occasione fu data dall’unica mano che gli venne tesa: in cambio del loro sangue e degli orrendi sacrifici che si compirono nella grande casa, ricevettero la speranza di guardare al futuro. Dieci anime rinacquero così dalle ceneri del male e della sofferenza delle dieci vittime.
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