Ritrovarsi
Eccoci, infine: due settimane dopo quella telefonata, in un freddo giorno di metà ottobre, in quattro davanti al portone di una semplice casa in un vecchio contesto di campagna nel pavese. Non c’era più il cancello della grande casa ad accoglierci, eppure, quella mattina, fu come se non ci fossimo mai lasciati. Ci abbracciammo.
Le gonne e i tacchi di noi donne sembrarono scomparire in un attimo, insieme alle giacche e alle cravatte dei due uomini, lasciando il posto agli sguardi e ai modi di fare baldanzosi ed eccessivi della nostra adolescenza. Kore ci salutò sempre a suo modo: «Guarda questi stronzi, come sono diventati brutti!». Lamashtu strinse la mano ad Arimon: «Ehi, bastardo come stai? Come ti vanno le cose?» E poi a noi ragazze: «Ciao, belle fighe!». I nostri saluti furono subito interrotti dall’arrivo di Nuberus. «Ciao ragazzi, seguitemi», ci accolse così, con poche parole e nessun sorriso, ma almeno ci strinse la mano.
La casa si trovava in una vecchia corte ristrutturata, composta da una decina di appartamenti, probabilmente occupati da famiglie, come testimoniavano i numerosi giocattoli sparsi nel cortile comune. Tutto era abbastanza lasciato a se stesso ma si percepiva tranquillità e normalità. Fu strano entrare in quella piccola casa, niente al suo interno faceva pensare a quello a cui eravamo stati abituati o che ricordavamo del passato. Non vi era nessuna traccia di quadri con figure demoniache, teschi, candele, vasi con intrugli di erbe. Niente di tutto ciò. C’erano solo pochi oggetti d’arredo molto semplici e l’indispensabile per abitare una casa. In un angolo del soggiorno, una vecchia poltrona davanti alla finestra e accanto un’asta d’ospedale per le flebo. Lì, con una coperta sulle gambe, era seduto il nostro maestro.
Appena ci vide, Nergal tentò di alzarsi per salutarci, ma Arimon e Lamashtu gli si avvicinarono per rimetterlo seduto e lo abbracciarono. Il volto era smagrito, gli occhi incavati e privi del loro verde intenso. Facevo fatica a riconoscere in quell’uomo il mio maestro di un tempo. Faticavo anche a trattenere le lacrime e, nella mia mente, continuavo a dirmi: «No, non può essere il tuo Nergal, non può essere lui!» Kore si accorse delle mie lacrime e mi spinse verso di lui. Spinta dal ricordo del suo profumo e della sua pelle, mi inginocchiai e lo abbracciai.
Mentre cercavamo lo spazio per riprenderci da quelle forti emozioni, il telefono di Nuberus squillò, interrompendo quel momento senza tempo. Prima che potessimo iniziare qualsiasi conversazione, ci disse che doveva uscire un attimo a recuperare una persona e, dopo pochi minuti, lo vedemmo rientrare in compagnia di una donna.
Mi sono sempre chiesta se la vita provi piacere ad essere canaglia! Proprio quando sembra che tutto vada finalmente bene, e che stia tornando il sereno, arriva il temporale e stravolge tutti i tuoi piani. Sembra quasi che ci sia la volontà di urlarti contro: «Bene, sei felice? Ora ti faccio soffrire!»
Altre opere da leggere
LETTERA ALLA MAREA
LETTERA ALLA MAREA Camilla teneva il foglio in mano mentre scriveva con la sua penna preferita. Scriveva in piedi accanto al letto, le lenzuola bianche disfatte. Schiena dritta, le gambe nude; le piaceva sentire il freddo percorrerle la pelle. Vent’anni, ca
IL PROFUMO DELL'ARGILLA tratto da
In un contesto dove le sfide quotidiane si intrecciano con la speranza, il libro esplora la storia di Serena Gullaci. Attraverso una narrazione poetica, divertente, nostalgica e immediata l'opera affronta temi cruciali come la resilienza e la ricerca di identi
Codice aperto-l'algoritmo a Palazzo
Il racconto-reportage “Codice aperto, l’algoritmo a Palazzo”, scritto in prima persona da una giornalista che si reca in un piccolo comune del Sud Italia per indagare su un caso straordinario: uno strumento tecnologico chiamato Alba Ferrante è stata eletta sin
Un giorno da Rolex
Oggi è un giorno da Rolex, dice fra sé e sé l’uomo infilandosi la camicia azzurra. Oggi si festeggia, bisogna festeggiare, bisogna fare di questo giorno un giorno indimenticabile. In assenza di ricorrenze più durature, o significative, anche celebrare un mese