CURARE LE PROPRIE FERITE INSIEME
Si informa il lettore che la narrazione affronta dinamiche di abuso psicologico e violenza domestica, includendo inoltre accenni al consumo di sostanze.
È trascorso poco più di un anno da quando io, Burak e Simba viviamo insieme a Firenze (lontano da Torino!) e non potremmo essere più felici. La cocaina è solo un lontano ricordo e mia madre pure. Se un giorno vorrà rivedermi, troverà la mia porta aperta, ma io non rincorrerò più nessuno. Conoscere Burak mi ha fatto capire che anch’io esisto, non valgo meno degli altri.
«Ahia». Un crampo mi ha fatto piegare in due.
«Amore, cos’hai? Sono già alcuni giorni che non ti senti bene». Burak mi ha subito sostenuta, prendendomi in braccio e portandomi sul divano. Dolcemente, mi ha accarezzato il volto. «Sono preoccupato» ha aggiunto con aria sofferta. Già! Io pure. Ma se lui non ha idea di cosa mi stia succedendo, io credo di saperlo: il mio ciclo è in ritardo.
«Burak, io credo di…» incapace di proseguire, ho portato le mani al ventre.
Un’espressione esterrefatta è apparsa sul suo volto. «Tu sei… tu sei…».
«Burak, io…» ho tentato di giustificare non so nemmeno io bene cosa, ma sono stata interrotta da lui che mi ha preso tra le braccia e mi ha fatto volteggiare, dandomi un bacio appassionato.
«Amore mio, un figlio… sarò padre… è fantastico».
La sua felicità mi ha contagiato, ma ho cercato di riportarlo con i piedi per terra. «Amore, non sono sicura. Non ho fatto ancora il test. È solo una sensazione».
«Certo, il test! Corro subito a comprarlo».
Burak è tornato dopo mezz’ora con dieci stick. Li ho fatti tutti e poi abbiamo atteso i risultati con Simba che ci guardava incuriosito. Trascorso il tempo necessario, mi ha stretto la mano per rassicurarmi: «Amore, noi ci saremo sempre l’uno per l’altra. Questo risultato non cambierà il nostro rapporto. Sei pronta? Al mio tre, guardiamo!».
«Uno» abbiamo detto insieme. Se fossi davvero incinta, la nostra vita cambierebbe.
«Due». Un bambino sarebbe il coronamento del nostro legame, ma sarò davvero in attesa?
«… e tre». Le nostre facce riflettono il risultato.
FINE
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