Capitolo 16 - Nella pace del convento (VI Sorrisi imprevisti)
I conventi mi sono sempre apparsi come luoghi protetti, lontani dalla frenesia della città e dal caos delle strade. Forse era la loro sacralità, o semplicemente i ritmi lenti e regolari, a trasmettere quella sensazione di pace.
Quel pomeriggio estivo ci chiamarono in codice verde: “suora con pressione alta”.
Entrammo e subito ci colpì il silenzio, l’aria profumata di fiori, l’atmosfera sospesa.
Fummo accolti da una suora sorridente e pratica, che aprì il grande portone per farci entrare. Ci guidò sotto i portici del chiostro fino al primo piano.
Non immaginavamo che, pochi minuti dopo, saremmo usciti di lì sorridendo.
Con lo zaino in spalla percorremmo il porticato luminoso e alberato, ricco di piante che rendevano più dolce l’aria estiva.
«Seguitemi, Suor Matilde è a letto, in camera sua al primo piano» ci disse, salendo le ampie scale in marmo e controllando con la coda dell’occhio che la seguissimo.
Quel pomeriggio eravamo tre uomini e una collega donna, che si attardò qualche istante prima di salire.
Giunti al primo piano, la suora si fermò davanti a una porta a metà corridoio e ci indicò di entrare.
La stanza era ampia, con il soffitto alto e le finestre spalancate: luce e profumi del giardino entravano con dolcezza.
Suor Matilde era adagiata sul letto, lo schienale sollevato tra due cuscini.
Il volto roseo, reso ancora più rotondo dal velo estivo grigio, e i due occhi azzurri vivissimi le davano un’aria sorprendentemente giovane.
Appena fummo ai piedi del suo letto, emise un gemito.
Facendo più volte il segno della croce, esclamò:
«Mio Dio, aiutami! Tre uomini in camera mia… mai successo… Madonna mia cara, Santissima, aiutami tu!»
Il suo sguardo si spalancò, improvviso, come nell’Autoritratto con occhi spalancati di Rembrandt[1].
Uscimmo subito, facendo entrare solo la collega e la suora che ci aveva accolto.
Restammo nel corridoio, imbarazzati e fuori luogo, come trombettieri in un chiostro.
Forse la leggerezza dell’aria di quel luogo ci aveva trascinati dentro con troppa facilità.
Suor Matilde era anziana: la pressione molto alta, il battito accelerato, ma tutti gli altri parametri nella norma.
Durante il tragitto in ambulanza le porgemmo le nostre scuse, mentre lei ci osservava in silenzio, stringendo il rosario, i grandi occhi azzurri fissi su di noi.
Fu uno dei pochi interventi che si conclusero davvero con un sorriso.
[1] Autoritratto con berretto e occhi spalancati - Rembrandt 1630, incisione su carta.
Altre opere da leggere
Un insolito viaggio di andata e ritorno
UN INSOLITO VIAGGIO DI ANDATA E RITORNO Era un sabato mattina di fine aprile. In attesa del treno delle 9:10 per Napoli, Olivia si stava godendo la colazione in un bar poco fuori dalla Stazione Centrale di Milano, prima di intraprendere il suo insolito viagg
Il nido
Il ruolo principale dei genitori non è crescere i propri figli ma aiutarli a spiccare il volo, dare loro lo possibilità di lasciare il nido con la consapevolezza delle proprie forze.
L'imperdonabile
Un uomo ingabbiato in un oscuro segreto, tormentato da un amore per una donna che sembra condividere lo stesso dolore. Il destino attende dietro l'angolo il momento giusto per farsi avanti, per rendere reale il sogno a lungo rinnegato, ma sta ai protagonisti r
Il custode dei riflessi
Ettore è un piccione che ha imparato a rallentare. Dal muretto del lungomare osserva il mare, le facciate di vetro e le vite che scorrono dietro le finestre. Tra tutte, lo colpisce quella di Elena: ogni giorno china davanti a uno schermo, impegnata a creare im