Capitolo 31 - Una risposta nel cuore del libro
Probabilmente ti starai chiedendo cosa spinge una persona a fare il volontario del SUEM.
Studiare per oltre un anno, frequentare corsi serali e nei fine settimana; affrontare test scritti ed esami orali. Pagare una quota annua di iscrizione.
Scontrarsi, a volte, con la burocrazia della direzione della Croce Rossa.
Prestare servizio una, due, cinque volte al mese, togliendo tempo alla famiglia, al lavoro, al tempo libero, perfino alle ferie.
Tutto questo… per poi trovarsi davanti a episodi come quelli appena descritti?
E forse ti starai chiedendo anche perché tu dovresti diventare un volontario.
La risposta è soggettiva.
Certo, molti sono spinti dal desiderio di rendersi utili per la comunità e per il prossimo. Il volontariato nobilita la persona e la società nella quale viviamo.
Spesso la motivazione è il desiderio di stare vicino e aiutare le persone più fragili e meno fortunate.
Oppure la possibilità di conoscere altra gente, di far parte della grande famiglia della Croce Rossa.
Ma c’è un’altra ragione, meno detta, che forse sfugge e che è il motore di tutto.
Uscire con il SUEM dà la possibilità di evadere dal mondo consueto necessario per il nostro sostentamento, fatto di lavoro, scadenze, impegni, riunioni condominiali.
Significa uscire dalla quotidianità conosciuta, ripetitiva e monotona, dalle notizie della TV, dalla virtualità dei social.
Significa scappare dal mondo razionale di Cartesio che dà direzione all’intelletto, ed entrare anche solo per una notte, nel mondo di Don Chisciotte, fatto di avventure e imprevisti, necessari non al corpo, ma “all’anima o allo spirito, o comunque la si voglia chiamare quell’entità”[1] che sentiamo agitarsi e crescere dentro di noi quando combattiamo le ingiustizie di questo mondo.
In ambulanza la città diventa un regno da salvare.
Il male e il dolore diventano mulini a vento da sconfiggere.
Nel nostro piccolo cerchiamo di rendere questo mondo migliore sentendoci parte di qualcosa di più grande di noi.
Sentendoci cavalieri anche solo per una notte.
Quell’entità dentro di noi cresce e si agita, acquistando un pizzico di fatica, di dolore e di coraggio, per diventare magari più comprensiva.
[1] Musil - I turbamenti del giovane Törless
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