Capitolo 35 - La mamma (V Quando il dolore non spezza)
Alla fine non fu il caos dell’intervento a colpirmi, ma la calma ferma e silenziosa della madre.
In tanti anni soccorrevamo spesso adolescenti e bambini, quasi sempre per incidenti domestici. In quelle situazioni, le madri erano immancabili: ansiose ma vigili, pronte ad aiutare i figli con gesti pratici e parole di conforto.
Quella volta, invece, i figli erano ormai uomini adulti. E la mamma, una donna anziana.
Uscimmo in codice giallo. La trovammo seduta a terra, con la schiena appoggiata contro una gamba del tavolo di legno.
Era estate: le finestre e le porte della grande cucina di campagna erano spalancate, e una brezza profumata entrava dal giardino.
Cadendo, la signora aveva sbattuto la fronte contro lo spigolo del tavolo, provocando un taglio profondo. Il volto era una maschera di sangue.
La figlia, poco più che ventenne, tentava di tamponare la ferita con fazzoletti e disinfettante. Ma il sangue, scuro e denso, continuava a scorrere lungo le guance e il collo, macchiando il vestito estivo.
La donna era lucida: ci raccontò con precisione come era scivolata, dimostrando di non aver mai perso coscienza.
Nel suo volto magro, rigato di rosso, spiccavano due occhi azzurri, quasi trasparenti.
Iniziammo subito a medicarla, disinfettando e applicando delle bende e del ghiaccio per fermare l’emorragia.
All’improvviso, dalla porta opposta, comparve un uomo alto e robusto, in canottiera bianca. Entrò, si irrigidì, chiuse gli occhi, cercò di appoggiarsi a una mensola, poi crollò a terra, trascinando con sé centrino e fotografie di famiglia.
Un attimo dopo, dalla stessa porta, arrivò un altro uomo, ancora più corpulento: anche lui si bloccò, chiuse gli occhi, si portò una mano al petto e riuscì a sedersi sulla panca vicina, pallido.
«Questi sono i miei figli» ci disse la madre, con voce pacata e le mani giunte tremanti, ancora seduta a terra, appoggiata al tavolo.
In ambulanza salì anche il primo figlio, quello svenuto: era confuso, balbettava, forse aveva perso conoscenza per qualche secondo.
Lo stendemmo sulla barella, mentre la madre, ormai medicata, prese posto accanto a lui sulla poltroncina. Uno di noi restò in piedi.
Rientrammo in codice rosso, a sirene spiegate.
In ospedale il figlio fu portato in area rossa, la madre destinata all’area verde.
Lei però, con voce pacata ma decisa, chiese di stare vicino al figlio.
Le spiegammo che il figlio era in area rossa solo per precauzione. Ma lei non accettò il letto assegnato. Si alzò e si sedette sulla panca di fronte all’ingresso dell’area rossa, tenendosi con una mano — ancora leggermente tremante — il ghiaccio sulla fronte.
Poco dopo arrivarono anche la figlia e l’altro fratello, e si sedettero accanto a lei.
La famiglia era riunita, composta, in silenzio. In attesa.
A quella mamma - capace di esserci sempre e comunque per i propri figli - tremava soltanto la mano.
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