Capitolo 1
«Adesso inchiniamoci tutti, e rendiamo grazia al nostro solo e unico Dio».
Tutti si inginocchiarono, il capo chino. Un'enorme statua si palesava davanti quella moltitudine, con sguardo sereno, accogliente, ma allo stesso tempo austero, pieno di autorità. Ci fu silenzio assoluto per un breve lasso di tempo, accompagnato dal canto immancabile delle rondini, che spesso si poggiavano sulla spalla della statua e rimanevano a guardare, quasi fossero loro l’oggetto della preghiera. Le chiome degli alberi si intrecciavano tra loro creando una piacevole ombra, che nel clima estivo riparava dal forte sole, e durante l’inverno proteggeva dalla pioggia. L’ambiente aveva un’aura divina, perfettamente adatta ad un altare religioso dove riunirsi e pregare. La statua non era delle più nuove: si notava l’effetto del tempo sulla ceramica bianca con la quale era stata scolpita evidentemente anni prima. Improvvisamente una campana suonò, e tutti si alzarono. Lentamente, la massa di gente si incamminò verso un sentiero rivolto alle loro spalle, iniziando a chiacchierare e generando dunque un leggero brusio. In pochi minuti arrivarono alla piazza principale di Megaria, che fino a quel momento era completamente vuota. Una piccola fontana quadrata si presentava al centro della piazza e tutt’intorno una serie di bancarelle, dove i vari commercianti, appena usciti dal sentiero, iniziarono a preparare il materiale per il proprio lavoro: chi vendeva pesce, chi carne, chi frutta, altri si occupavano di riparare oggetti di vario tipo, altri ancora offrivano dell’ottima stoffa e ottimi vestiti. Man mano che il sole terminava di alzarsi, la piazza si era riempita, e tutti iniziarono la loro giornata lavorativa. Nulla di nuovo, nulla di particolare: una classica giornata come le altre. La vita era serena: le guerre non toccavano quella città, la povertà era quasi inesistente e tutti potevano permettersi di vivere una vita dignitosa. Sembrava quasi un paradiso, e quel paradiso era certamente merito di Dio. Ogni inizio mattinata era dedicata al culto di Dio, indipendentemente da tutto. Questo era ciò che permetteva a Megaria di vivere una vita serena da anni. Dio è buono, e ha creato il migliore dei mondi: il raccolto è abbondante, le risorse a sufficienza, il mare pieno di pesci e i boschi pieni di animali. Cosa si può chiedere di più? Certo, in altri parti del Mondo la situazione non è ugualmente eccezionale. Ma ciò non è colpa di Dio: Egli ha creato il Mondo migliore possibile, e se viene rovinato non è colpa sua, ma dell’essere umano, che non potrà mai raggiungere la sua magnificenza, e pecca solo nel provarci.
«Ma di quale magnificenza parlate, dico io?». La preghiera, come ogni mattina, era arrivata al destinatario. Lui era lì, che osservava dall’alto quegli uomini che si inginocchiavano in segno di riconoscenza, per aver creato il “migliore dei mondi possibili”. «Osservate veramente intorno a voi» - disse Dio tra sé e sé, non potendo né volendo farsi sentire dai suoi fedeli - «vi pare questo veramente il migliore dei mondi possibili? È un disastro, e io ne sono il responsabile! Guerre, povertà, miseria, e voi continuate ad elogiarmi!». Effettivamente, il Mondo non era tutto come Megaria, e ciò lo massacrava. Migliaia di anni prima, creò il Mondo. Voleva che tutto fosse perfetto: il cibo doveva essere abbondante, nessuno sarebbe dovuto morire di fame; stesso discorso per le altre risorse naturali, per fare in modo che tutti potessero avere una casa, dei vestiti, degli utensili. E, oltre a ciò, doveva essere bello: e allora foreste, cascate, fiori, pianure, montagne, neve, stelle, colori, suoni. Si impegnò, curò tutto nei minimi dettagli: non poteva permettersi di sbagliare. Non che qualcuno gli imponesse di fare tutto perfettamente: d’altronde, sopra di Lui non esiste niente. Ma Egli voleva che fosse così, per il bene di coloro che avrebbero abitato il Mondo.
Ed eccolo: che spettacolo. Paesaggi incredibili, creature meravigliose e suoni da far spavento. Il posto ideale per qualsiasi essere vivente. In ultimo, Dio dovette fare solo una cosa: lasciare al Mondo la responsabilità di esistere. Allora si fece da parte, e rinunciò al suo potere onnipotente sul Mondo, per fare in modo che si evolvesse da solo e sviluppasse in autonomia le magnifiche caratteristiche che erano nascoste dentro di lui. Lo osservò per tanto tempo, e come previsto gli umani presero il sopravvento: nulla di cui stupirsi, aveva pensato gli umani come esseri simili a lui ed era naturale che riuscissero ad avere la meglio sugli altri esseri. Magnifiche città iniziarono a sorgere, monumenti colossali, statue immense, tradizioni rumorose e colorate invadevano ogni piazza del Mondo. Era tutto perfetto, tutto come previsto. La scelta di lasciare il Mondo alla propria evoluzione fu certamente quella giusta.
Ma le guerre iniziarono. L’umanità mostrò un lato che Dio non aveva programmato. Battaglie tra simili cominciarono: ogni giorno muoiono in decine, la povertà aumenta e la miseria si diffonde. Come potè sfuggirgli tutto ciò nel momento della creazione? Cosa potrebbe essere andato storto? Le preghiere diventarono più numerose, ma non erano le solite: erano richieste di aiuto, suppliche di assistenza. Ma Dio non poteva intervenire. Era tutta colpa sua, pensava, e ogni preghiera era diventata come il verso stridulo di un animale addolorato, che lo tormentava ogni giorno, ogni momento. Come fare? Come convivere con la consapevolezza di aver creato un luogo dove la sofferenza iniziava a regnare sovrana, e la serenità stava lentamente diventando un ricordo remoto? Avrebbe sicuramente potuto fare meglio: prevedere quello che sarebbe successo e migliorare l’essere umano dalla partenza.
Erano ormai secoli che il senso di colpa distruggeva la sua identità: meritava la sua posizione di Dio? Non si sentiva tale, ma lo era. Forse una soluzione c’era: avrebbe distrutto tutto, cancellato ogni traccia del Mondo, e ricominciato da capo. Avrebbe revisionato meglio ogni dettaglio e fatto in modo che nulla di ciò sarebbe mai potuto accadere di nuovo. La guerra non può esistere nelle sue creazioni: la pace deve regnare sovrana. E allora sia: distruggiamo il Mondo.
Se così fosse, oggi non potrei essere qui a raccontarvi questa storia, e tu non staresti qui a leggerla. Fortunatamente, il nostro Dio esitò a lungo prima di compiere un'azione tanto drammatica, e questo lo portò a trovare una soluzione diversa. Insomma, se la sofferenza è il motivo del suo tormento, annientare tutto ciò che ha creato non gliene avrebbe portata ulteriore? Era veramente la scelta giusta? Noi non siamo nessuno per giudicare, ma Egli decise che non era la scelta corretta. E allora cosa fare? La riflessione durò a lungo: non c’era molto che egli potesse fare, in quanto il Mondo era necessariamente lasciato al suo naturale corso degli eventi. Continuò per diverso tempo a non fare nulla, sentendosi impotente e contemporaneamente devastato dall’idea che egli avesse creato la sofferenza, invece che un vero e proprio paradiso. Nel contempo, vegliava sul Mondo, sperando che tutto si sarebbe risolto autonomamente: ma così non era. Non per una questione di preferenze specifiche, ma il nostro Dio osservava più frequentemente Megaria: era la città più devota esistente, e questo gli permetteva di ascoltare preghiere e canti che, almeno momentaneamente, acquietavano il suo dolore. Il fatto che una città così attenta al culto di Dio come Megaria vivesse una vita così pacifica, mentre altre città del Mondo non potessero dire lo stesso, era una pura coincidenza. Dio ama ogni sua creatura con la stessa identica intensità. Dunque, le città devastate dalla guerra erano semplicemente luoghi più sfortunati, e non punizioni divine per la mancata devozione. Quante altre cose gli umani non avevano capito di Dio.
«Ricordati, figliolo mio» - disse un agricoltore di mezza età ad un bambino piccolo, biondo, con occhi chiarissimi color azzurro, che solo a guardarli sembra di immergersi in un lago dei più cristallini - «nel corso della tua vita avrai sempre dei momenti di difficoltà. Il Mondo non è perfetto, e la sofferenza ne fa parte: tuttavia, abbiamo Dio che veglia su di noi. Quando ti sentirai solo, ricordati che Lui ti osserva, sempre, e sarà pronto ad intervenire in tuo supporto».
«Papà, io ho una domanda», rispose il giovane, con un’espressione che manifestava confusione mista a curiosità.
«Dimmi tutto».
«Ma se Dio è buono come nelle storie che mi racconti, perché nel Mondo esistono tante persone tristi? Non poteva rendere tutti felici?».
«Vedi, piccolo mio, non tutte le domande possono avere risposte. Noi sappiamo che Dio ha creato il Mondo migliore possibile, e dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo. Lui sarà sempre con noi e cercherà di rendere tutti felici. Tu sei triste?».
«No papà, non sono triste. Ma un mio amico sì, e vorrei che non lo fosse. Non posso chiedere aiuto a Dio per lui?».
«Certo che puoi, e sono sicuro che ti ascolterà».
«Ti ascolto, infatti» - rispose Dio, parlando tra sè e sè - «ma c’è ben poco che io possa fare, figlio mio! Hai ragione, il Mondo è pieno di persone tristi, ed è colpa mia. Ti chiedo perdono in ogni maniera».
Fu in quel momento che Dio arrivò ad una conclusione: se intervenire per eliminare il male dal Mondo era impossibile, farà in modo che tutto il Mondo lo odi. D’altronde, è Lui la causa di tutto, ed è giusto che riceva odio e non devozione.
Ma come fare questo, vi starete chiedendo? La scelta fu coraggiosa: Dio si trasformò in uomo e per la prima volta scese nel Mondo. Avrebbe interrogato quel contadino così fedele riguardo la bontà di Dio, sperando di ottenere quello che più sperava: messaggi d’odio e non di riconoscenza per un Mondo che stava lentamente cadendo in un profondo oblio. Non cercava l’opinione di alcuni specifici tipi di uomini: tutti erano figli suoi, dunque la parola di un re valeva tanto quanto la parola di un agricoltore. Prese le forme di un viaggiatore: il suo aspetto era visibilmente provato, stanco, i vestiti sporchi e trasandati. Il contadino abitava nella città che più di tutte conosceva, Megaria. Un uomo così devoto sembrava privo di un qualsiasi seme di dubbio, ed era giusto che gli venisse instillato. Una volta fatto ciò, diffondere l’odio nei confronti di Dio sarebbe stato per l’uomo facilissimo. Quali migliori argomentazioni contro Dio sarebbero potute esistere, se non quelle fornite da Dio stesso?
La casa del contadino era poco fuori dalla città, immersa in campi completamente gialli di grano. La sola vista di quel paesaggio bucolico lasciò sbalordito Dio stesso, che per un attimo quasi si scordò che fu lui a creare meraviglie del genere. Il sole era alto nel cielo, ad indicare mezzogiorno in punto. Lentamente, si avvicinò alla casa seguendo un piccolo sentiero battuto che rendeva più agevole l’accesso. Vide che l’uomo era seduto davanti all’entrata, con un cappello in testa, ed osservava il movimento lento dei suoi campi generato dal vento.
«Salute, buon uomo», disse Dio, ormai arrivato.
«Salve a te, caro!» - rispose con un gran sorriso il contadino, con lo sguardo e il tono di una cordialità che quasi lasciarono stupito Dio - «cosa ti porta qui?».
«Sono un viaggiatore, oh caro, e nessun motivo mi porta specificatamente qui. Dio, forse, ha voluto che ci incontrassimo.»
«Fantastico! Vedo il tuo viso stanco, ti andrebbe di sederti un po’ qua con me, e rilassarti? Ti posso offrire dell’acqua fresca e qualche pezzo di formaggio: non sarà molto, ma spero che possa essere di tuo gradimento!»
«Volentieri, e ti ringrazio infinitamente per l’ospitalità». Dio si sedette su una sedia a dondolo che si affacciava anch’essa sui campi. Nel frattempo, l’uomo entrò dentro casa e sparì per qualche minuto.
«Cosa hai visto durante i tuoi viaggi?» - chiese curioso il contadino, mentre poggiava su un tavolino l’acqua fresca e il formaggio promesso.
«Ne ho viste veramente tante. Tuttavia, i miei viaggi mi hanno portato a conclusioni scomode, che mai avrei voluto ammettere».
«Di che tipo, se posso chiederti?».
«Povertà e odio si diffondono nel Mondo più di amore e benevolenza; le guerre dilagano a velocità esorbitanti e creano devastazione e sofferenza. Nel contempo, tutte le città e villaggi, chi più chi meno, dedicano le loro preghiere a Dio, cantando della sua bontà. Dopo tutto quello che ho visto, però, ho cominciato a dubitare di Lui e di questa sua ipotetica bontà».
Entrambi rimasero in silenzio, col rumore dei rami degli alberi che formavano una melodia rilassante, alla quale era difficile non addormentarsi.
«Sai, io non sono mai uscito da Megaria» - rispose l’uomo, sedendosi nuovamente sulla sua sedia - «ma so che il Mondo fuori non è come qua. Spesso anche io mi sono chiesto perché a me il grano cresce alto e abbondante, mentre in altri posti la terra è secca e il cibo scarseggia. Nella mia umiltà di persona, mi sono ormai convinto che una risposta vera e propria non ci sia. Forse fai bene a dubitare di Lui, non sarò io a giudicarti per questo… ma permettimi di farti una domanda. Se anche scoprissi che Dio non è buono come ci raccontano fin da quando siamo bambini, cosa cambierebbe in te? Smetteresti di offrire acqua fresca ad uno straniero stanco? Forse la bontà non dipende tutta da Lui, ma anche un po’ da noi».
Dio rimase per un attimo sbalordito, poi replicò: «Che senso hanno allora le nostre preghiere se il Mondo continua a peggiorare? Forse non le ascolta nemmeno. Forse Dio ha più colpe che meriti, non pensi?»
Il contadino rimase qualche secondo a riflettere, le mani nelle tasche dei pantaloni scuri e sporchi di terra, continuando ad osservare diritto davanti a lui senza meta: «Forse sì, forse ha più colpe che meriti. Ma io non sono né un sacerdote né un letterato, e non mi sento di giudicare chi mi ha messo al mondo. Una cosa però, negli anni, l’ho capita. Anche il seme migliore, quando lo pianti, non decide lui come crescerà. Pioggia, vento, la terra stessa lo porteranno a crescere in una maniera piuttosto che in un’altra. Forse Dio ha piantato veramente il seme migliore possibile, e forse quello che è cresciuto dopo, guerra, fame, dolore, non dipendono da Lui. Ma questa è solo l’opinione di un ignorante contadino. Cosa succede lì in alto, non penso potremo mai saperlo.»
«Forse, hai ragione».
«Dai, goditi un po’ di questo formaggio, l’ho preparato io con mia moglie, è delizioso. Serviti!».
Lettore mio, questa è stata la storia di come Dio si rese conto che non esiste cosa più divina di essere imperfetti. E io, suo messaggero indiretto, sono stato qui per raccontartela.
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