Storia · capitolo 16

Maggio 2005

RIFLESSI D'UMANA FRALEZZA di Alessandro Carrozzo

I suoni sono diventati sempre più ovattati e la sensibilità sul viso sta diminuendo considerevolmente. Ma il bisogno di buttare giù altro alcol è più forte di qualsiasi altro segnale del suo corpo.

Gianni è alle prese con la sua ennesima sfida per dimostrare che nessuno come lui poteva reggere l’alcol nel suo stretto circoletto di amici. E allora eccolo lì, seduto a quel tavolo con davanti l’ennesimo cicchetto di Vodka e di fronte il povero illuso di turno che credeva sarebbe riuscito a crollare dopo di lui. E dire che Andrea l’aveva avvisato che non avrebbe mai potuto batterlo ma non c’è stato modo di farlo desistere.

Come da copione, tre cicchetti dopo l’idiota cadde dalla sedia e Gianni si incamminò barcollando verso il bagno. Gli parve di sentire Andrea fargli i complimenti per aver mietuta l’ennesima vittima ma distinguere le parole era un compito ormai troppo arduo. Si accasciò a terra in bagno e solo in quel momento si rese conto che suo fratello Francesco si era infilato in quell’angusto spazio con lui.

Francesco si era preoccupato per il fratello e lo aveva implorato di portarlo con lui quella sera. Purtroppo, non c’era nulla che lui potesse fare per fermare Gianni quando entrava in competizione con gli amici, l’alcol e i suoi stessi limiti.

Gianni sentiva quella stupida voce ovattata: “devi smetterla, non puoi andare avanti così, tutto questo ti ucciderà prima o poi.”

Nessuna frase avrebbe potuto scuotere Gianni dal torpore più di quella chiosa. Si alzò di scatto, prese la testa di Francesco e la spinse con uno scatto furioso verso lo specchio del bagno, una, due, tre volte. Poi rimase lì a fissare il suo stesso sguardo nei pochi frammenti di specchio insanguinati rimasti integri.

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