Capitolo 5
Quando Tommaso rientrò a casa, la mamma notò subito il suo stato d’animo frastornato, ma il ragazzo scelse di tacere per elaborare quel miracolo.
Il giorno seguente tornò alla mensa. Vide il nonno all’ingresso, intento a fumare una pipa che profumava di tabacco antico. I loro sguardi si incrociarono prima di perdersi in un lungo abbraccio. Sui gradini della casa di accoglienza iniziarono a chiacchierare con la naturalezza di chi si conosce da sempre. Savino volle sapere tutto della sua vita, ma quando Tommaso gli domandò dove abitasse, lo sguardo dell’anziano si fece sfuggente. Rispose in modo evasivo, dicendo che la sua casa era in centro, un po’ fredda d’inverno e fin troppo calda d’estate, per poi cambiare abilmente discorso. Tommaso non insistette; pensò che fossero segreti da adulti, troppo grandi per la sua età.
Nonostante gli impegni della terza media e gli esami che si avvicinavano, il ragazzo riusciva a incontrarlo quasi tutti i giorni. Un pomeriggio, mentre passeggiavano, tornò a chiedergli con delicatezza di mostrargli la sua casa. L’anziano si fermò, sospirò e lo condusse davanti all’ingresso della metropolitana. Scesero le scale affollate e, mentre Tommaso cercava le monete per i biglietti, il nonno gli strinse il viso tra le mani nodose: — Nipote mio adorato, benvenuto a casa mia.
Smarrito, il ragazzo guardò i tornelli e la gente che correva, pensando a uno scherzo. — Ma nonno, questa non è una casa!
Savino, con estrema semplicità, lo accompagnò in un corridoio laterale dove, in un angolo, c’erano dei cartoni accatastati e un paio di coperte sdrucite. Tommaso rimase sconvolto.
In quel momento, la bellissima favola della savana africana crollò definitivamente in mille pezzi, lasciando spazio alla realtà fredda di un tunnel di cemento. Solo a quel punto ebbe la certezza che la storia dell’Africa fosse una bugia e che sua mamma gli avesse mentito. Non c’era nessuna grande missione, solo la miseria di quel corridoio.
In un istante, si sentì privato dell’eroe che lo faceva sentire speciale. Provò un misto di rabbia e di profonda vergogna per aver creduto a una storia da bambini. Eppure, guardando quell’anziano che gli sorrideva con gli stessi occhi di suo padre, la rabbia scivolò via. La savana non esisteva, ma quel nonno in carne e ossa sì. Aveva bisogno di lui.
— Vivere così è stata una mia scelta, Tommaso — gli spiegò l’anziano. — La strada ti dà una strana libertà, sei fuori dagli obblighi del mondo. A volte il freddo entra nelle ossa, ma si dorme sotto lo stesso cielo. L’importante è non sentirsi mai barboni dentro. La dignità non te la toglie un pezzo di cartone.
Da quel giorno, nel cuore di Tommaso scattò qualcosa. Ogni volta che usciva di casa, nascondeva nello zaino un cuscino, una coperta della soffitta o del cibo. Si prese cura di quel nonno speciale, proteggendo il suo segreto. Spesso, seduto su quei cartoni accanto a lui, gli faceva una promessa: — Vedrai, nonno… quando sarò grande comprerò una casa vera, tutta nostra, dove abiteremo insieme.
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