CAPITOLO 24
Più la sua storia d’amore clandestina con Dylan andava avanti, più Amabel si stava accorgendo che non riuscivano quasi mai a ritrovarsi da soli senza essere costantemente interrotti da qualcuno. Era davvero logorante, senza contare che lui era lontano gran parte del tempo per frequentare l’università di Calgary, a quasi mille chilometri di distanza da lei. Non importava quanto si sforzassero di ritagliarsi occasioni per stare da soli e creare un po’ di intimità, sembrava sempre che qualcuno avesse bisogno di uno o dell’altro in qualsiasi momento. Le vacanze estive stavano volgendo al termine e presto si sarebbero dovuti separare nuovamente per diversi mesi. Nonostante la sfiancante mancanza di privacy, Amabel sapeva che per l’amore che provava per Dylan, valeva la pena lottare e accettare ogni sfida. Con determinazione, avrebbe superato gli ostacoli che interferivano costantemente con i loro appuntamenti: gli impegni scolastici, le responsabilità familiari e il timore di venire scoperti. Avrebbe trovato il modo di vivere la loro storia al di là delle continue interruzioni.
Aveva quindi deciso di non scoraggiarsi e aveva cercato di organizzare al meglio quella serata. L’idea era di andare al laghetto dove, era sicura, non sarebbero stati disturbati da nessuno.
Le donne Lee erano in cucina a preparare la cena chiacchierando allegramente, quando Dylan, in pantaloni della tuta e maglia aderente si affacciò alla porta della cucina salutandole con la mano. Aveva il volto assonnato, ma sorrise quando, sedendo a tavola, scambiò un’occhiata d’amore con Amabel. Le si accomodò di fronte, con lo sguardo fisso negli occhi luminosi di lei. Jane, Matthew ed Elisabeth iniziarono a discutere dei rispettivi progetti per il giorno seguente, ma Amabel si sentiva come se si trovasse da tutt’altra parte. Come se lei e Dylan appartenessero addirittura ad altro sistema solare. Dylan nascose le mani sotto al tavolo e poco dopo il cellulare di Amabel emise una lunga vibrazione, lei afferrò il telefono e si accertò che nessuno la stesse guardando prima di leggere il messaggio che le era appena arrivato.
“Ho una dannata voglia di assaggiare
le tue labbra morbide e dolcissime.”
Passarono diversi secondi in cui si immaginò baci appassionati e carezze degne di un perfetto drama, prima che un rumore improvviso proveniente dalla cucina la riportasse alla realtà. Alzando gli occhi catturò lo sguardo di Dylan fisso sulle sue labbra.
Dopo cena Matthew andò direttamente a riposare, la faticosa giornata lavorativa al ranch lo aveva spossato. Jane ricevette una telefonata dalla sua amica Katherine, la madre di Dave, che sicuramente si sarebbe protratta per almeno un’ora, mentre Elisabeth si sdraiò sul divano a fare zapping alla tv. Amabel e Dylan uscirono quindi furtivamente di casa e si recarono separatamente alla scuderia di Nam e Coco. Quando Amabel arrivò lui le si avvicinò sfiorandole le labbra in un bacio dolcissimo.
«Ciao amore. Non vedevo l’ora di stringerti a me.»
Amabel abbassò lo sguardo a fissare la paglia che ricopriva la pavimentazione della stalla, mentre le sue guance si coloravano di un tenero rossore. Nonostante fossero passati alcuni mesi dall’inizio della loro relazione, le faceva ancora uno strano effetto sentirsi dire quelle cose proprio da lui, che dall’essere il fratellastro era diventato il ragazzo che amava. Senza riuscire a trattenersi oltre, cercò i suoi occhi e gli sfiorò le labbra con un bacio leggero. Lui rispose al suo tocco lambendole la bocca con passione, poi la fece salire in sella a Nam e si issò dietro di lei.
«Ti porto a fare un giro, principessa,» le disse prima di spronare il cavallo.
Amabel indossava un abito leggero e, accorgendosi che stava tremando, Dylan le affidò le redini e senza arrestare la corsa, si tolse la felpa aiutandola a indossarla. Amabel accettò quel gesto premuroso contro la leggera brezza serale, apprezzando il calore del corpo di lui che perdurava ancora nell’indumento. Non poté fare a meno di percepire anche il profumo che la felpa emanava e chiuse gli occhi per assaporarne meglio la fragranza, un misto di agrumi, abete balsamico e cedro che, mescolata all’odore del corpo di Dylan, creava un’essenza a dir poco afrodisiaca.
Non si accorse che lui aveva diretto il cavallo dalla parte opposta al laghetto finché non sentì il cavallo fermarsi e non riaprì gli occhi.
«Dove siamo? Non sono mai stata qui.»
«Siamo vicino al pascolo a nord.»
Amabel si guardò intorno, era una zona di quell’immenso ranch che non aveva mai esplorato, dirigendosi quasi sempre verso sud durante le sue uscite a cavallo. Grandi prati verdeggianti si estendevano a perdita d’occhio, punteggiati qua e là da cedri maestosi e colorati fiori selvatici. La brezza leggera le accarezzava il viso, portando con sé il dolce profumo dell’erba fresca e dei fiori.
Il silenzio fu spezzato dalla voce di Dylan che le parlò con tono dolce e carezzevole. «Lo vedi quel deposito laggiù?» disse indicando una vecchia e imponente costruzione in lontananza, illuminata soltanto da un grande faro di sicurezza. Amabel seguì lo sguardo di Dylan e annuì. Si trattava un vecchio deposito di macchinari non più utilizzati da tempo all’interno dell’allevamento, aveva un aspetto robusto e leggermente decadente. Le pareti di legno avevano preso una patina grigia nel corso degli anni, mentre il tetto mostrava segni di usura. Sembrava essere stato abbandonato da tempo, con finestre ricoperte da uno spesso strato di polvere e porte sbiadite. Era circondato da un’atmosfera misteriosa e Amabel sentì un brivido lungo la schiena, spinta dalla curiosità di scoprire perché Dylan l’aveva portata proprio lì.
Nam riprese trottare lentamente attraverso i prati fino a giungere nei pressi della costruzione. Dylan scese da cavallo e aiutò Amabel a fare altrettanto. Arrivato davanti alla grande porta di legno, la spalancò lentamente, rivelando un interno tanto spazioso, quanto polveroso. Le pareti del deposito erano piene di oggetti dimenticati nel tempo: vecchi mobili, scatole impolverate, attrezzi agricoli abbandonati. Era come se quel luogo custodisse i ricordi di una vita passata.
Amabel si accostò a una delle vecchie poltrone ricoperte di polvere e passò delicatamente un dito sulla superficie, chissà da quanti anni si trovava lì…
Dylan le si avvicinò, appoggiando il suo petto contro la schiena di lei e avvolgendola con le braccia. «Questo posto ha una magia speciale,» disse con un sorriso. «È un rifugio per i ricordi e per le storie che aspettano di essere raccontate. E vorrei costruire proprio qui la nostra casa quando ci sposeremo.»
Non sentendola rispondere, la fece voltare tra le sue braccia in modo da poterla osservare in viso. Quando i loro occhi si incontrarono, notò lo sguardo colmo di ansia di lei. «Dimmi che c’è, Am.»
Amabel abbassò lo sguardo, mordicchiandosi il labbro. «Sono spaventata. A volte mi sento come se stessi camminando su un filo, sospeso tra ciò che voglio e ciò che dovrei fare...»
«Perché?»
«Da quando mio padre ha sposato Jane, io la chiamo mamma e così ho pensato… come posso fare loro questo? Provo imbarazzo, anche verso Lily che per me è una vera sorella. Mi sento colpevole perché noi siamo una famiglia, perché viviamo tutti sotto lo stesso tetto, ogni giorno faccio colazione insieme a loro e talvolta non riesco nemmeno a guardarli negli occhi. Come posso non riflettere su questo?» dichiarò con enfasi.
Dylan la guardò con un’espressione gentile e comprensiva. La strinse più forte tra le sue braccia, cercando di rassicurarla con carezze gentili. «Am, capisco quello che stai provando, ma non devi sentirti in colpa. I sentimenti non seguono regole, non ascoltano la logica.»
Amabel si morse il labbro inferiore, lottando con le proprie emozioni. «So che hai ragione, ma è così difficile. Cosa succederà quando lo scopriranno? Non posso sopportare l’idea di deludere mio padre, e tua madre... non voglio ferire nessuno.»
Lui le accarezzò il viso con dolcezza. «Ascolta, Am, quello che stiamo vivendo non è un peccato, non c’è nulla di sbagliato. I nostri sentimenti sono veri, autentici e non dobbiamo vergognarcene. Non li lasceremo all’oscuro per sempre, ma affronteremo la verità quando sarà il momento. Loro vogliono solo la nostra felicità, e credo che, con il tempo, capiranno che questa è la nostra strada.»
«E se invece non lo accettassero?»
Sul volto di Dylan vi era ora un’espressione imperturbabile, ma Amabel notò la mascella contratta segno dell’emozione che lo attraversava. «Lo faranno. Perché vedranno quello che vedo io. Vedranno quanto ti amo, quanto sono disposto a lottare per noi e quanto siamo giusti insieme. E non lascerò che nessuno ci porti via tutto questo.»
Un silenzio carico d’emozione cadde tra loro, mentre le dita di Dylan le sfioravano dolcemente il viso, asciugandole una lacrima che le stava scivolando lungo la guancia. «Amabel, tu sei la donna che voglio accanto per il resto della mia vita.»
«Sei sempre così sicuro di te.»
«Solo quando si tratta della mia principessa,» rispose lui con un luccichio negli occhi. Poi le chiese che cosa le facessero provare il suo tocco sulla pelle e i suoi baci.
Lei arrossì. «Non posso!»
«Avanti principessa, non essere timida, non con me.»
«Sento il mio cuore battere all’impazzata e una miriade di brividi lungo la schiena.»
«Nient’altro?» Sollevò quindi anche l’altra mano lentamente, lasciandole tutto il tempo per allontanarsi. Ma lei non lo fece e le lunghe dita di Dylan le si posarono sulla vena pulsante del collo.
«Molto altro,» sussurrò, mentre lui cominciava a tracciare pigramente la linea delicata del mento con un dito. «Sento come un fuoco che attraversa il mio corpo facendomi ribollire il sangue nelle vene. Mi sento viva, amata e desiderata,» rispose portandosi una mano di Dylan al petto, all’altezza del cuore.
«Perfetto,» sussurrò Dylan, sfiorandole il lobo dell’orecchio. «E sai perché?»
Lei scosse appena la testa, incapace di parlare.
«Perché quello che provi è quello che provo anch’io. Sei una parte fondamentale della mia vita, una parte che non posso e non voglio perdere. Tu sei il mio tutto, Amabel. E tu, rinunceresti a me?»
«No,» Scosse la testa in segno di diniego, gli occhi lucidi di lacrime contenute. «Nemmeno io potrei mai rinunciare a te, Dylan. Tu sei l’unica persona che mi completa, che mi fa sentire viva. Non voglio che qualcosa o qualcuno ci separi.»
«I nostri genitori si sono sposati perché si amano, non perché tu rinunciassi a seguire il tuo cuore. Aspetteremo che arrivi il momento giusto per confessare loro i nostri sentimenti e stai tranquilla che comprenderanno. Capiranno che tu non sei mia sorella. Non ti ho mai considerata tale e non ho mai creduto che tu potessi diventarlo, né ti ho mai chiamata così davanti a qualcuno. Ho pensato molto a noi, a quello che stiamo vivendo. E c’è una cosa che so per certo: non posso immaginare la mia vita senza di te.»
«Anche tu sei sempre stato solo Dylan, e sei l’unico che abbia mai amato e amerò per sempre.»
Dylan le sorrise amorevolmente prima di baciarla con dolcezza. «Sono disposto ad affrontare tutto pur di stare con te, Amabel. Non importa quanto tempo ci vorrà o quante sfide dovremo superare, perché il nostro amore è più forte di tutto e di tutti.»
Lei annuì mentre le lacrime iniziarono a scendere lungo le sue guance. «Non importa quanto difficile sarà la situazione, ciò che conta è che siamo felici insieme. E se un giorno vorrai davvero costruire la nostra casa qui, lo faremo con amore e rispetto per tutti quelli che ci vogliono bene.»
Si scambiarono uno sguardo intenso, sapendo di aver appena preso una decisione che avrebbe cambiato il corso delle loro vite. Nel cuore di quel deposito abbandonato, si sentirono uniti come mai prima di allora e, senza pensare al tempo che scorreva o alle difficoltà che li attendevano, si abbandonarono a un bacio appassionato, poi un altro e un altro ancora. Non c’era più bisogno di parole, perché i loro baci erano l’espressione più intensa dei loro sentimenti.
«Stai tremando amore mio, non avrai per caso freddo?» le chiese.
«Non è il freddo, ma sei tu, con i tuoi baci, a farmi fremere.»
«Allora continua a farlo, piccola, continua a vibrare contro di me.»
Infiniti baci e carezze dopo, a un tratto Amabel si staccò da Dylan e si picchiò una mano sulla fronte.
«Che sbadata, stavo dimenticando di darti una cosa che ho preso per te,» disse frugando nella piccola borsa che portava a tracolla. Lui non sciolse il loro abbraccio nemmeno per un secondo mentre, divertito, la guardava cercare qualcosa in quella minuscola borsetta. Poco dopo lei estrasse con un pacchettino elegantemente confezionato e glielo porse con un sorriso complice e gli occhi che le brillavano di felicità. «Questo è per te, amore mio!»
«Non avresti dovuto disturbarti principessa, sai che mi bastano anche solo i tuoi dolcissimi baci,» disse facendola arrossire fino alla punta dei capelli. Poi, con attenzione, iniziò a sciogliere il nastro colorato e ad aprire la carta lucida, rivelando il contenuto. All’interno di un cofanetto vi era adagiato un bellissimo anello da uomo, prezioso e raffinato, dal taglio a fascia nella quale erano incastonati, uno vicino all’altro, due meravigliosi zaffiri dello stesso colore degli occhi di Amabel.
«È un simbolo del nostro amore, Dylan. Un ricordo che potrai portare sempre con te, per ricordarti di me e di tutto ciò che proviamo l’uno per l’altra. Per farti sapere che, qualsiasi cosa accada tra noi in futuro, io ti amerò per sempre.»
«Amabel, è... è incredibile,» sussurrò, incapace di nascondere la sua emozione. «Non so cosa dire, è un pensiero meraviglioso.»
Un nodo di commozione strinse il petto di Dylan mentre ascoltava Amabel rivelargli il senso di quel regalo. Non avrebbe potuto desiderare un dono più prezioso e in silenzio la osservò prendergli la mano destra e fargli scivolare l’anello all’anulare.
«Lo so che potrebbe sembrare un gesto scontato, ma per me questo anello rappresenta il mio amore e del mio impegno verso di te. Non amerò mai nessun altro uomo al mondo.»
Il metallo si riscaldò immediatamente al contatto con la pelle ardente di Dylan che si chinò su di lei e, senza esitazione, le diede un tenero bacio sulle labbra.
«Grazie, principessa. Custodirò per sempre questo regalo come il più prezioso dei tesori.»
Si scambiarono uno sguardo intenso, poi Amabel gli disse di guardare l’iscrizione all’interno della fascia. Dylan si sfilò l’anello e la lettura di quelle poche, minuscole parole, gli riempì il cuore di emozione.
“Saranghae – Tua principessa”
La prese tra le braccia e cominciò a farla volteggiare con slancio. «Ti amo anche io, principessa,» disse non riuscendo a smettere di sorridere e lei con lui. Poi, lentamente, si fermarono e si scambiarono un tenero bacio.
Quel dolce contatto, cancellò l’atmosfera scherzosa. Amabel abbandonò ogni inibizione e gli strinse le braccia attorno al collo, infilandogli le dita nei capelli, attirando la testa a sé e incitandolo a non interrompere quel flusso di passione che correva dall’uno all’altro. Si sdraiarono su un vecchio divano e per lunghi minuti non riuscirono a staccarsi l’uno dall’altra, perdendosi nel piacere del momento. Le bocche si unirono nuovamente in un’ardente danza di labbra e lingue ed entrambi seppero che quel deposito sarebbe diventato il loro rifugio segreto, il luogo in cui avrebbero potuto vivere la loro storia d’amore senza restrizioni, un luogo in cui le interruzioni non avrebbero più potuto raggiungerli.
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