CAPITOLO 25
Amabel si trovava ad Abbotsford, immersa nella frenesia delle ultime compere natalizie. Aveva insistito di andarci da sola perché non voleva che qualcuno di sua conoscenza cominciasse a sbirciare nelle borse e spifferasse agli altri tutti i regali che aveva acquistato. Elisabeth era sempre stata così, un’inguaribile curiosona. Dylan sarebbe dovuto tornare l’indomani da Calgary, giusto in tempo per trascorrere il Natale con il resto della famiglia. Erano passati quattro lunghi mesi dall’ultima volta che si erano visti di persona, che si erano abbracciati o tenuti per mano anche solo per pochi istanti. Estenuanti settimane dall’ultimo bacio che si erano scambiati. Si erano sentiti al telefono quasi ogni giorno e avevano fatto un’infinità di videochiamate, per non parlare dei messaggi che si erano scambiati fino a notte fonda, ma non era la stessa cosa, non lo era per entrambi.
Per scacciare quei pensieri malinconici, estrasse dalla borsa la lista dei regali che non aveva ancora acquistato e che avrebbe dovuto assolutamente trovare quel giorno. La rilesse ancora una volta, facendo mente locale se avesse involontariamente dimenticato qualcuno, ma le parve che ci fossero tutte le persone a cui si sentiva più legata e a cui desiderava donare un piccolo presente. Dal lungo elenco dei nominativi ne erano stati cancellati diversi, ma ancora restavano da spuntare Dylan, Elisabeth e Cherilyn. Per la sorella aveva deciso di acquistare, oltre al buono per una giornata alla spa che aveva già prenotato online, anche un dispositivo di lettura digitale dato che Elisabeth amava tanto leggere intricatissimi romanzi gialli, quanto sconcertanti horror. Con Cherilyn era andata sul sicuro, aveva scelto di regalarle una beauty box con prodotti di bellezza di alta qualità. Le restava soltanto da scegliere il dono per Dylan e, fino a quel momento, nulla di ciò che aveva pensato le sembrava andasse bene. Aveva già scartato inutili sciarpe, guanti e cappelli vari, libri e cd, abbonamenti a riviste e voucher.
L’aria intanto di stava facendo gelida e, dopo aver acquistato i regali per le due ragazze, osservando l’orologio sul display del cellulare, si accorse con sorpresa che l’una era già passata da un pezzo. Come tutte le volte in cui era stata all’Highstreet Shopping Centre, la sua scelta per il pranzo si indirizzò verso il piccolo ristorantino coreano a conduzione familiare che si trovava all’interno dell’enorme edificio.
Si era seduta da pochi minuti e stava ancora consultando il menù, quando una voce calda e allegra le fece alzare gli occhi.
«Ah, ecco la mia bella principessa! Sapevo che ti avrei trovata qui a fantasticare sul menù.»
«Dylan? Cosa ci fai qui? Non saresti dovuto tornare domani?» gli chiese con un filo di voce, ancora sbalordita per quell’incontro del tutto inaspettato.
«Ho voluto farti una sorpresa. Ti avevo detto che sarei tornato domani e invece eccomi qui, tutto per te,» rispose lui con un largo sorriso.
«Non avresti potuto farmi un regalo migliore. Non posso ancora crederci che tu sia qui accanto a me in questo momento.»
«E invece sono proprio qui, in carne e ossa ed estremamente affamato. Hai già scelto cosa vuoi mangiare, amore mio?»
Lei avrebbe voluto rispondere te, ma si trattenne prima di rendersi ridicola.
I due decisero rapidamente cosa ordinare e, mentre aspettavano che i piatti giungessero al tavolo, le loro mani si incontrarono e le dita si intrecciarono tra loro con slancio. Era un gesto che comunicava più di mille parole, un modo silenzioso per condividere la gioia di essere di nuovo insieme. Si scambiavano sguardi complici e sorrisi, riscoprendo la magia di quei momenti speciali che solo la vicinanza fisica poteva offrire.
Quando il pranzo giunse al termine, rimasero seduti ancora per un po’, sorseggiando un caffè e perdendosi negli occhi l’uno dell’altro. Dylan prese la mano di Amabel abbandonata sotto al tavolo, stringendola con delicatezza, come se volesse che quel momento non avesse fine.
«Hai terminato i tuoi acquisti, Am?»
«Io… in realtà mi manca solo il tuo regalo…» rispose lei imbarazzata.
«Non mi serve nient’altro che stare accanto a te. È il dono più bello che io possa desiderare,» ammise lui sinceramente.
Amabel, commossa dalle sue dolci parole, sorrise teneramente. Gli occhi di entrambi brillavano d’amore.
«Sei davvero qui con me?» chiese Amabel, ancora incredula e felice.
Dylan annuì. «Quando stamattina ho telefonato a Jane e mi ha informato che eri venuta ad Abbotsford, non ci ho pensato due volte, le ho detto che avevo qualcosa da fare in città e che ti avrei riportata a casa io. Voglio passare ogni momento possibile con te, principessa. E poi, vedere il tuo viso illuminarsi è il miglior dono che potessi ricevere.» Le sfiorò delicatamente il volto con la mano libera, sistemandole una ciocca di capelli.
«Ho voglia di baciarti,» ammise Amabel senza riuscire a trattenersi. Si scambiarono uno sguardo carico di significato, il cameriere si avvicinò per portare il conto, ma erano talmente immersi nel loro piccolo mondo che non si accorsero di nulla.
«Cosa diavolo devo fare io con te?» ribatte lui a un tratto, con uno strano tono di voce.
«Perché?»
«Mi dici una cosa del genere, qui, in mezzo alla gente e pensi che io non faccia nulla, mio dolcissimo bignè alla crema?» rispose, lasciando intravedere un sorriso malizioso. «Principessa, non sai in che guaio ti sei cacciata.»
Ascoltando la risposta giocosa di Dylan, Amabel scoppiò a ridere, sentendosi improvvisamente leggera e felice. Lasciarono il ristorante e si misero a passeggiare tra i negozi del centro commerciale, ammirando le merci esposte tra le luci natalizie che decoravano le vetrine. Mentre camminavano, Amabel si aggrappò al braccio di Dylan, appoggiandosi a lui con complicità. «Quindi,» cominciò, «cosa vorresti per Natale, Dy?»
Dylan fece finta di pensarci seriamente, ma non riuscì a nascondere il sorriso divertito. «Beh, sicuramente te…»
Amabel rimase di stucco.
«Perché fai quella faccia strana, principessa?»
«Perché è esattamente la stessa cosa che ho pensato io, quando poco fa mi hai chiesto cosa volessi mangiare.»
Lui la guardò con gli occhi che brillavano di passione. Il suo sguardo penetrante costrinse Amabel ad abbassare le palpebre nel tentativo di calmare i battiti forsennati del proprio cuore. Pochi istanti dopo le afferrò un polso con mano salda, cominciando a camminare rapidamente verso una meta a lei sconosciuta.
«Entra,» le disse tenendo aperta la porta della toilette con un braccio. «Entra o lo faccio davanti a tutti.» Vedendo che Amabel non si era mossa di un solo passo, la spinse delicatamente dentro al bagno chiudendosi la porta alle spalle e inserendo il chiavistello.
«Co-cosa stai facendo?»
«Devo darti qualche indizio o vuoi provare a indovinare da sola?» le chiese fissandole insistentemente la bocca.
Il cuore di Amabel ricominciò a batterle con impeto nel petto e il bacio che si scambiarono pochi secondi dopo sembrava non dovesse avere mai fine. Lui beveva la sua dolcezza con l’avidità di un assetato e lei gli cinse le braccia attorno al collo.
«Mio Dio, Amabel, come mi sono mancati i tuoi baci,» le sussurrò con voce roca senza riuscire a staccare le labbra da quelle di lei. Poi l’afferrò per i fianchi e l’aiutò ad arrampicarsi sul suo corpo saldo e muscoloso. La schiacciò contro la porta senza smettere di baciarla con ardore. Lei accolse la sua lingua con slancio, aprendo maggiormente la bocca. Rimasero stretti in quella posizione a lungo, finché Dylan indietreggiò e si sedette sul lavandino, afferrandole le natiche per sostenerla.
«Mi stai facendo impazzire, piccola. Se non ci fermiamo ora credo che…»
Ma lei parve non sentirlo e lo interruppe ricominciando a giocare con la sua lingua, gliela leccò lentamente e poi gli morse il labbro inferiore.
«A-aspetta, amore,» le disse ancora Dylan appoggiando la fronte su quella di lei nel tentativo di domare il proprio respiro affannoso. «La tua bocca mi sta facendo perdere la testa.»
Poi, poco alla volta la sua stretta si allentò e Amabel scivolò a terra fino a toccare il pavimento con la punta dei piedi. «Non mi guardare con quegli occhi principessa.»
«Come ti starei guardando, scusa?» chiese lei innocentemente, ma sbattendo le lunghe ciglia.
«Non provocarmi, Am!» rispose lui con uno sguardo penetrante che ebbe il potere di bloccarle il respiro. «Andiamo, usciamo di qui immediatamente, prima che cambi idea e faccia qualche cazzata.»
«Amore, svegliati, siamo arrivati al ranch.» La voce carezzevole di Dylan penetrò nei suoi sogni, ma Amabel non si decideva comunque ad aprire gli occhi. Sorridendo amorevolmente di fronte alla sua ostinazione nel rimanere addormentata, il ragazzo adottò un approccio diverso. Si chinò dolcemente su di lei e le depositò un leggero bacio sulla fronte. «Principessa, siamo davvero arrivati a casa. È ora di svegliarsi,» sussurrò.
Amabel avvertì il calore del bacio di Dylan attraverso il meraviglioso sogno che stava vivendo e un sorriso giocò sulle sue labbra, come se la dolcezza del gesto si stesse lentamente facendo strada nella sua mente. Come fiori che aprono i loro petali al primo sole del mattino, gli occhi di Amabel si schiusero. Con un leggero sbadiglio, prese coscienza del suo intorno e appena vide le labbra di Dylan a un soffio dalle sue, fu immediatamente del tutto sveglia. «Siamo già arrivati? Perché mi hai lasciata dormire per tutto il viaggio?» chiese imbarazzata.
«Perché adoro guardarti dormire. Sei così dolce e tenera.» Spense i fari dell’auto, lasciando che il buio della sera li avvolgesse. Le sorrise dolcemente e prendendole una mano tra le sue se la portò alle labbra deponendovi un bacio. «Non posso baciarti come vorrei qui, il ranch è pieno di occhi indiscreti.»
Una nuvola di farfalle le svolazzò nello stomaco nel momento in cui i loro sguardi si incrociarono e fu costretta a scendere dall’auto in fretta, prima che la voglia di baciarlo prendesse il sopravvento.
Solo quando si sdraiò a letto quella sera, si rese conto di non aver comprato alcun regalo per Dylan e l’indomani sarebbe già stata la vigilia di Natale. La mente in tumulto per quella dimenticanza, si mise a pensare rapidamente a come potesse fare per rimediare. Non ci sarebbe stato il tempo materiale di tornare ad Abbotsford a effettuare l’acquisto e affidarsi ai piccoli negozi presenti a Rosedale non la entusiasmava per niente. A quel punto focalizzò la sua concentrazione su qualcosa che potesse realizzare con le sue mani e, soprattutto, in pochissimo tempo. Con un sospiro di sollievo il regalo adatto si materializzò davanti ai suoi occhi. Decise che era arrivato il momento di rispolverare le sue abilità con la macchina da cucire e confezionare qualcosa di unico per Dylan.
Senza indugiare ulteriormente, si alzò dal letto e prese a rovistare nell’armadio in cerca di quello che le serviva. Iniziò il processo di preparazione, accese la lampada sulla scrivania e vi posizionò al centro la felpa nera con l’unicorno. Quella stessa felpa che aveva indossato la prima volta che aveva messo piede a Soulsavers e che l’aveva accompagnata in innumerevoli occasioni, era stato anche l’ultimo regalo che il padre le aveva fatto prima di lasciare la loro casa a Lynn Creek. Il morbido tessuto, carico di ricordi e ricco di emozioni, sarebbe diventato parte di qualcosa di nuovo e speciale. Con attenzione ne ritagliò due quadrati di uguale dimensione, cercando di preservare al meglio il disegno centrale, imbastì con abilità tutti i lati assicurandosi che ogni angolo combaciasse perfettamente con l’altro. Infine vi aggiunse una cerniera recuperata da una borsa in finta pelle che non le era mai piaciuta particolarmente. Vi applicò qualche piccolo dettaglio e poi osservò soddisfatta il risultato. Era convinta che Dylan avrebbe apprezzato il gesto e che il cuscino sarebbe diventato un simbolo speciale per entrambi.
Si alzò dalla sedia e, afferrando la borsa che aveva lasciato cadere distrattamente a terra mentre era intenta a realizzare il cuscino, si mise a osservarla pensierosa. Le venne in mente un altro oggetto da creare, in fondo era un modo come un altro per riciclare qualcosa che comunque non avrebbe mai utilizzato.
La mattina seguente si alzò presto e, cercando di non fare alcun rumore, si diresse verso l’ala della casa in cui vi erano le stanze di Elisabeth e i genitori; da quella parte infatti, si trovava anche la scala che portava alla soffitta. Salì i gradini scricchiolanti con attenzione, sperando che nessuno la sentisse, voleva che fosse una sorpresa e, di certo, se Lily l’avesse intercettata, lo avrebbe presto spifferato a tutti.
Quando raggiunse la soffitta, la sua eccitazione aumentò. Quella zona della casa era carica di mistero e oggetti dimenticati, un luogo in cui il tempo sembrava essersi fermato. Non vi era stata molte volte e nemmeno vi si era mai soffermata a lungo, se non per prendere o riportare i vari scatoloni che contenevano le decorazioni natalizie.
La pallida luce mattutina filtrava attraverso le piccole finestre, rivelando vecchie scatole, scatoloni e mobili coperti da lenzuola polverose. Cominciò a cercare tra quegli antichi ricordi di famiglia, sperando di trovare presto la macchina da cucire. Riconoscendo uno degli scatoloni che aveva portato lì con il padre tanti anni prima, lo aprì per vedere se si trovasse lì dentro. Tra vecchi giocattoli, libri ingialliti e altri piccoli oggetti di un tempo ormai passato, trovò un album di fotografie dalla copertina sbiadita. Lo riconobbe immediatamente, si trattava dell’album di nozze di Laurette e Matthew. Con delicatezza lo aprì, scorrendo le immagini che vi erano contenute, nel rivedere il volto sorridente dei genitori, non riuscì a impedire che calde lacrime cominciassero a sgorgare dai suoi occhi. Le pagine erano piene di foto che raccontavano la storia d’amore dei suoi genitori, Laurette e Matthew, nel giorno del loro matrimonio. I sorrisi luminosi, gli sguardi affettuosi e gli abbracci felici ritratti nelle fotografie non esistevano più e, pur amando la sua nuova famiglia con tutto il cuore, Amabel ne sentì la feroce mancanza.
Dopo aver richiuso l’album ed essersi asciugata le lacrime con il bordo della maglietta del pigiama, ricominciò a cercare la macchina da cucire. Spostando un paio di scatoloni e qualche vecchio cartone, finalmente scorse la scatola che stava cercando.
Si mise immediatamente all’opera e dopo meno di un’ora entrambi i regali per Dylan erano pronti. Non vedeva l’ora che venisse la sera per poterglieli dare, per festeggiare non solo il Natale, ma anche il loro primo anno insieme.
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