CAPITOLO 30
«Si può sapere perché hai invitato anche Dylan e Dave alla spa? Il buono che ti avevo regalato a Natale era per due persone soltanto, perché lo hai cambiato con uno da quattro?»
«Per il semplice motivo che, in questo modo, non siamo state costrette a fare il viaggio fino a qui con il treno. Ci siamo risparmiate un bello sbattimento, sorellina,» le rispose Elisabeth riponendo il borsone da viaggio nella stanza dell’albergo.
Era il primo weekend di gennaio e di lì a una manciata di giorni Dylan sarebbe nuovamente ripartito per Calgary. Il tempo, quando si trovava al ranch, passava troppo velocemente e ad Amabel non sembrava mai abbastanza quello che riuscivano a trascorrere insieme. Quindi, nonostante la domanda che aveva posto poco prima alla sorella, era davvero al settimo cielo al solo pensiero di poter passare l’intera giornata insieme a lui.
Per tutta la durata del tragitto in auto, Amabel e Dylan si erano scambiati lunghi sguardi attraverso lo specchietto retrovisore ma si erano detti sì e no una decina di parole. Elisabeth e Dave sembrarono non essersi accorti del loro silenzio e avevano continuato a punzecchiarsi l’un l’altra per gran parte del tempo. Solo una volta giunti a destinazione Amabel aveva poi scoperto che tutti e quattro avrebbero condiviso la stessa suite per quella giornata. Comprendeva due camere da letto, un bagno e un piccolo salottino comune.
«Con cosa pensavi di cominciare? Un massaggio oppure ti vuoi rilassare nell’enorme vasca idromassaggio di cui abbiamo letto sulla brochure all’ingresso?» le chiese Elisabeth poggiando il beauty case sul comodino accanto al letto e distogliendola dai suoi pensieri.
«Una profonda pulizia del viso mi sembra il modo perfetto per iniziare questa lunga giornata di relax assoluto,» rispose Amabel cominciando a spogliarsi per infilarsi in un morbido accappatoio.
«Questo è il paradiso,» esclamò Elisabeth chiudendo gli occhi. Lei e Amabel erano distese sui comodi lettini nella lussuosa atmosfera della spa, avvolte da morbidi asciugamani e circondate da una leggera fragranza di oli essenziali. La stanza era illuminata da luci soffuse che creavano un’atmosfera intima e rilassante. La musica soft e melodiosa che si diffondeva nell’aria rendeva tutto ancora più accogliente. Avevano già effettuato la manicure e la pulizia del viso e consumato un leggero pranzo. In quel momento, le mani esperte dei terapisti stavano seguendo con leggere pressioni i contorni dei loro corpi, scorrendo con grazia sulla pelle. Amabel in realtà era un po’ meno rilassata della sorella, infatti il suo massaggiatore era un ragazzo giovane e di bella presenza e lei non era affatto abituata a farsi toccare da qualcuno che non fosse Dylan. Sentì le mani del massaggiatore scivolarle lungo la schiena fino all’orlo del telo che le copriva i fianchi stretti e trattenne il fiato cercando di non agitarsi. Nonostante il ragazzo non stesse facendo nulla di sconveniente, lei non riusciva a sentirsi a proprio agio e non vedeva l’ora che quel maledetto massaggio terminasse.
«Che ne dici di un bagno turco, ora? Non l’ho mai provato prima,» chiese Amabel mentre entrambe si stavano facendo la doccia per togliere dal corpo ogni minima traccia degli oli essenziali utilizzati durante il massaggio.
«Dico che hai avuto un’ottima idea. Chissà che fine hanno fatto Dave e Dylan, non li abbiamo più incrociati da quando abbiamo lasciato la stanza questa mattina.»
Amabel alzò le spalle. «Non saprei proprio. D’altronde, ci sono così tanti servizi qui che è facile perdersi di vista.»
Le due ragazze conclusero la doccia e annodarono gli asciugamani morbidi e freschi intorno ai loro corpi accaldati.
Si avviarono verso l’area del bagno turco, dove il vapore avvolgeva l’ambiente. Le pareti erano rivestite da mosaici colorati e le luci erano soffuse. Si sistemarono comodamente all’interno del bagno turco prenotato e Amabel chiuse gli occhi, lasciando che il vapore aprisse i pori della pelle e che il calore penetrasse profondamente nei suoi muscoli tesi.
La conversazione fluì tra le due ragazze, mentre condividevano pensieri e risate e Amabel riuscì finalmente a rilassarsi completamente.
Poco dopo la porta si aprì e una voce allegra si intromise nei loro discorsi. «Guarda un po’ chi abbiamo qui, Dylan. Le tue sorelle non assomigliano a due pulcini bagnati?»
Dylan però non era in vena di scherzare e dopo aver lanciato uno sguardo penetrante ad Amabel si limitò a sedersi sul gradino di fronte a lei. Lei era bella, più bella di qualsiasi altra ragazza avesse mai visto in vita sua e vederla lì, tutta curve e innocenza gli fece ribollire il sangue nelle vene.
«Che cosa avete fatto tu e Dave da quando siamo arrivati? Amabel e io ci siamo fatte fare un massaggio rilassante. Il ragazzo che ha eseguito il trattamento ad Amabel era un gran bel pezzo di figo.»
«Lily!» esclamò Amabel imbarazzata.
«Che cosa ho detto di male? E poi perché sei diventata tutta rossa, sorellina?»
Amabel non rispose e da quel momento rimasero tutti in silenzio.
«Io non ce la faccio più, devo uscire immediatamente da qui, mi sembra di soffocare,» disse meno di un minuto dopo Elisabeth, alzandosi in piedi.
«Ma Lily non sono passati nemmeno cinque minuti da quando siamo entrate!» disse Amabel riaprendo gli occhi.
«Hai ragione, ma questo bagno turco non fa proprio per me, meglio andare in piscina, che ne dite?»
«Io ci sto,» rispose allegramente Dave scambiandosi uno sguardo furtivo con Dylan. «Voi due rimanete pure qui, ci penserò io a tenere d’occhio questa scapestrata.»
«Ehi, tu, che cosa intendi dire con “questa scapestrata”?» chiese Elisabeth mentre Dave la trascinava fuori dalla porta. La risposta del ragazzo si perse nel sottofondo musicale proveniente dagli altoparlanti posizionati in diversi angoli lungo il corridoio.
Una volta che i due furono usciti, Amabel e Dylan si scambiarono un lungo sguardo intenso, lui sembrava furioso e un attimo dopo le si sedette accanto. «Non mi piace che un altro ti tocchi,» dichiarò serio.
«Sei geloso amore mio?»
«Tu che dici, principessa? Se lo avessi visto con i miei occhi gli avrei spezzato un dito dopo l’altro.»
«Se può rilassarti, sappi che è stato molto professionale. E comunque non hai nulla di cui essere geloso, per me esisti solo tu e il mio corpo desidera soltanto le tue mani e la tua bocca.» E dicendo questo gli si avvicinò baciandogli il lobo dell’orecchio.
«Perché eri così arrabbiato quando sei entrato qui?» gli sussurrò.
«Non ero arrabbiato amore mio, stavo solo cercando di trattenermi dal saltarti addosso. Vederti qui bagnata e accaldata, con indosso soltanto uno striminzito asciugamano, mi ha fatto cominciare a sudare e non a causa del bagno turco,» le confessò lui candidamente.
Amabel arrossì imbarazzata e per rallentare il battito del proprio cuore cambiò discorso. «C-che ne dici di raggiungere Lily e Dave e fare una nuotata con loro?»
«Con te, verrei ovunque,» le rispose lui sorridendo.
«Smetterai mai di farmi uscire il cuore dal petto?»
«Non saprei proprio, quello che invece vorrei adesso è guardare il tuo petto alzarsi e abbassarsi al ritmo del tuo respiro ansante. Me lo permetterai?»
«Dylan, che dici? Ti è andato di volta il cervello? E se Lily e Dave dovessero tornare improvvisamente?»
«Ti assicuro principessa che non torneranno.»
«E come puoi esserne certo?» chiese incuriosita.
«Perché se dovesse accadere, Dave sa che non gliela farei passare liscia,» rispose mettendosi a ridere.
Amabel lo guardò, un po’ perplessa. «Cosa vuoi dire?»
Dylan non le rispose, mettendosi invece a giocare con il nodo che le sosteneva il telo attorno al seno. «Allora principessa, posso guardarti?»
«Dylan io…»
«Soltanto dieci secondi, te lo prometto, non un secondo di più,» insistette lui con voce carezzevole. «Qui dentro è quasi buio, non devi sentirti in imbarazzo, non ti vedrà nessuno a parte me.»
Amabel capitolò, ammaliata dal suo sguardo profondo e dalla sua voce dolce e sensuale allo stesso tempo. «Dieci secondi e poi lo richiudo,» dichiarò afferrando i lembi dell’asciugamano.
Dylan annuì senza staccare gli occhi dalle mani di lei.
Abbassando le palpebre Amabel cominciò a slacciare il nodo e qualche istante dopo sentì i seni bruciare sotto lo sguardo infuocato di lui. Nella sua mente intanto proseguiva il conteggio, forse un po’ più lentamente di quanto avrebbe dovuto. Sei… sette… Poi perse il conto quando le dita calde di Dylan le si chiusero attorno ai polsi impedendole di richiudere l’asciugamano.
«Avevi promesso, dieci secondi non uno di più!»
«Perdonami amore mio, ma sei così bella che mi hai mandato il cervello in tilt,» le disse avvicinando il viso al suo seno acerbo ma assolutamente perfetto.
«Ti prego Dylan lasciami andare,» Ma lui parve non sentirla. Lo chiamò ancora un paio di volte e solo allora lui si riscosse e spostò lo sguardo dal suo seno al viso di lei.
«Scusami principessa, hai detto qualcosa?»
«Certo che ti ho detto qualcosa. Ti ho detto di farmi chiudere l’asciugamano, i dieci secondi sono finiti da almeno un minuto!»
Lui sorrise. «Davvero ti aspettavi che prestassi attenzione a quanto mi stavi dicendo mentre i tuoi splendidi capezzoli erano puntati contro di me?» Poi le osservò le gambe, oltre al ginocchio, fino ai fianchi e al paradiso che aspettava lì, quindi il seno e il viso, arrossato e madido di sudore. Il petto di Amabel si fece di fuoco e per toglierla dall’imbarazzo lui afferrò i lembi del telo e glieli annodò con esasperante lentezza, non perdendo però l’occasione di sfiorarle il seno con il dorso delle mani.
«Eccoti di nuovo coperta e al sicuro da sguardi indiscreti,» le disse senza smettere di sorridere.
«Sciocco!»
«Più che sciocco direi innamorato pazzo di te, mio dolcissimo bignè alla crema. E ora andiamo a farci una nuotata in piscina così potrò scaricare la mia… energia in eccesso.»
Quando raggiunsero Elisabeth e Dave, dopo essersi infilati i costumi da bagno negli spogliatoi, i due stavano discutendo animatamente su chi avrebbe dovuto scegliere il ristorante per la cena di quella sera.
«Ti dico che il buono me lo ha regalato Amabel e che quindi tocca a me decidere. E io voglio andare al ristorante vegano del secondo piano. E una vita che desidero provare i loro piatti.»
«E quella la chiami cena? Come minimo Dylan sverrà nel mangiare quattro foglie d’insalata. Lo sai benissimo che tuo fratello ha un appetito esagerato.»
«Tu e lui potreste andare da un’altra parte!»
«Il buono per il pasto è valido soltanto se mangiamo tutti e quattro insieme, saputella,» le disse schizzandole l’acqua in pieno viso.
«Uff, che guastafeste che siete, quanto mai vi ho invitato!»
«Perché ti serviva un passaggio.»
In tutta risposta Lily gli fece una linguaccia. Amabel e Dylan risero di quel loro ennesimo battibecco. Non ricordavano una sola volta in cui i due fossero andati d’accordo per più di un paio d’ore.
«Avanti ragazzi, smettetela di litigare,» disse Dylan infilandosi nella piscina e girandosi in direzione di Amabel che era rimasta in piedi accanto alle sdraio. «Inutile che fate finta di non sopportarvi, lo sappiamo tutti che vi volete bene.»
«Volerci bene?» chiese Lily sgranando gli occhi. «Piuttosto direi che il tuo amico qui è un gran rompiscatole!»
«Senti chi parla, la signorina Rottenmeier,» ribatté Dave senza però riuscire a trattenere un sorriso.
«Vedi di smetterla o ti faccio affogare!»
«Tu e l’esercito di chi?» chiese Dave scoppiando a ridere.
«Oh, piantala, sei esasperante!»
Amabel scosse la testa, ancora una volta divertita dalle dinamiche tra Lily e Dave. Era così presa dai due che non si accorse dello sguardo intenso di Dylan che l’aveva seguita in ogni suo momento, da quando si era tolta l’accappatoio a quando era entrata lentamente in acqua.
I quattro passarono il resto del pomeriggio a rilassarsi all’interno della piscina, talvolta nuotando e talvolta sdraiandosi sui comodi lettini messi a disposizione degli ospiti. E, proprio mentre Elisabeth e Dave se ne stavano comodamente allungati sulle sdraio, Dylan si avvicinò pigramente ad Amabel, che come lui non si decideva a uscire dall’ampia vasca riscaldata. Il sole calante creava riflessi dorati sulla superficie dell’acqua.
«Hai idea di quanto sei bella in quel costume da bagno a fiori?» le sussurrò all’orecchio, con una sfumatura irresistibilmente intrigante.
«Dylan, che stai facendo? Lily potrebbe vederci,» chiese lei allarmata.
«Non se stiamo qui attaccati al bordo, da questa angolazione può vedere al massimo i miei capelli. Avvicinati principessa, dai.»
Amabel arrossì leggermente, mordicchiandosi il labbro inferiore, ma fece come lui le aveva chiesto e non perché glielo avesse quasi ordinato, ma perché moriva dalla voglia di farlo.
Lui le sorrise, colmando la distanza che ancora li separava. La sua mano scivolò lungo la linea del fianco sinistro di Amabel, il tocco deciso ma incredibilmente delicato, finché non trovò il punto esatto in cui la sua pelle sembrava fremere. Il cuore di Amabel accelerò ancora di più, quasi fosse in gara con il respiro che già si faceva più corto.
«I tuoi capezzoli mi stanno ipnotizzando da ore, ho bisogno di toccarli. Trattieni il fiato adesso, andiamo a fare un giretto sott’acqua,» le disse un attimo prima di afferrarla per le spalle e immergerla dolcemente. L’acqua tiepida li avvolse, ovattando ogni rumore esterno.
Amabel chiuse gli occhi mentre lui la teneva saldamente tra le braccia e quando pochi istanti dopo sentì la bocca di lui sulla sua, dentro di lei si scatenò un desiderio appassionato di qualcosa di più. Appoggiata contro di lui, percepiva chiaramente il battito del suo cuore ed ebbe la sensazione che al mondo esistessero soltanto loro due. Lui le stuzzicò i capezzoli già turgidi con dita esperte rendendoli ancora più duri. Le mani di Amabel si aggrapparono istintivamente alle spalle di lui, cercando un appiglio mentre una cascata di sensazioni travolgenti la scuoteva. Dylan si prese il suo tempo, le dita esploravano con una dolcezza che la faceva tremare, mentre la bocca non lasciava scampo alla sua. Ogni movimento era calcolato e al tempo stesso naturale, come se sapesse esattamente cosa fare. Amabel si strinse maggiormente a lui, finché il bisogno di aria non li costrinse a riemergere, i loro corpi ancora stretti uno all’altro. La bocca le bruciava e si leccò le labbra gustando ancora il sapore di lui che vi era rimasto impresso.
«Ehi ragazzi, dove siete finiti?» domandò Dave a voce oltremodo alta, quasi volesse avvertirli che Elisabeth si stava guardando intorno alla loro ricerca.
«Siamo qui, rispose Dylan,» issandosi al di sopra del bordo della piscina per uscirne. L’acqua scivolava lungo il suo corpo in rivoli scintillanti, dando ad Amabel qualche secondo per ritrovare il respiro e una parvenza di compostezza.
«Cosa ne dici allora di una bella cena vegana? Dylan, sarai in grado di resistere senza carne per un pasto intero?» chiese Elisabeth speranzosa.
Dylan fece una smorfia giocosa mentre si strofinava la testa con l’asciugamano. «Per te, sorellina fastidiosa, farò il grande sacrificio di rinunciare alla carne per un po’. Forza, andiamo a cambiarci e a goderci questa cenetta prelibata tutti insieme.»
Amabel, ancora appoggiata al bordo della piscina, si prese un momento per riprendersi, il cuore ancora in tumulto e le labbra ancora calde del sapore di lui. Quando si decise a uscire, il sole era ormai basso sull’orizzonte, ma dentro di lei qualcosa ardeva ancora come un fuoco appena acceso.
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