SU L’ERT (SUL RIPIDO)
(Veneto)
Scarpon de curàn,
braghe de feltro e pastràn
un bachét par ‘iutarse a no cascàr
e un borsòn cargà, da portàr;
se rampeghéa come caorét
su pa’i sentieri de sas e sasét.
E a salvarse dal fret de i primi de màjo,
‘na bòzha de vin, par darse coràjo.
Al primo pian, su par l’ert, ‘na Madonéta
onde fermarse a ciapar fià e dir ‘na preghieréta.
Intant la schiràta, su un ran de faghèr
continua intenta su’l so mestier.
I oselet, contenti, i te tendéa
par robar ‘na fregoléta che caschéa.
Su malghe e malghete se vivea co poc:
un gal, do pite e ‘n tochet de ort.
Vizhìn de la casèra, par compagnìa,
un fràsin grant che ‘l féa ombrìa.
Pezh, che a ogni sufiada de vent
i te conta tut quel che i sent.
E in ‘te ‘sto mondo che pian ‘l sa parlar
te vanzha anca el temp de pensar
e ringraziar, par averlo creà, Nostro Signor:
lasù l’è pì vizhin, se ghe parla col cor.
(traduzione in italiano)
Scarponi di cuoio,
pantaloni di feltro e mantella,
un bastone per aiutarsi a non cadere,
un borsone pieno, da portare;
ci si arrampicava come capretti
su per i sentieri di sassi e sassetti.
E per salvarsi dal freddo dei primi di maggio,
una bottiglia di vino, per darsi coraggio
Al primo ripiano, sulla salita, una Madonnina
dove fermarsi a prender fiato e dire una preghiera.
Intanto lo scoiattolo, su un ramo di faggio,
continua concentrato nel suo lavoro.
Gli uccellini, contenti, ti osservavavo
Per poter rubare una briciola che cadeva.
Su malghe e malghette si viveva con poco:
un gallo, due galline e un orticello.
Vicino alla casera, per compagnia,
un frassino grande che faceva ombra.
Pini, che ad ogni soffio di vento
ti raccontano tutto quello che sentono.
E in questo mondo che sa parlare a piano
resta anche il tempo di pensare
e ringraziare, per averlo creato, Nostro Signore:
lassù è più vicino, gli si parla con il cuore.
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