Storia · capitolo 27

Gennaio 2018

RIFLESSI D'UMANA FRALEZZA di Alessandro Carrozzo

Penombra, davanti a me un corridoio lungo e stretto. Mi guardo; intorno le pareti, il pavimento, il soffitto, sono tutti specchi. Non riesco a vedere perfettamente la mia sagoma; c’è veramente poca luce. Inizio a camminare lungo il corridoio. Non ne vedo la fine ma mi accorgo che passo dopo passo quel corridoio sta diventando sempre più stretto.

Una voce mi arriva fioca da quell’oscurità, sembra quella di mio padre ma non distinguo le parole. Accelero il passo mentre le pareti a specchio sono sempre più soffocanti. La voce sembra essere sempre più forte ma non ne distinguo le parole. Cerco di andare più veloce ma le pareti, ormai strette come le mie spalle, mi rallentano.

Non riesco più ad avanzare, il corridoio è troppo stretto. Cerco di calmare l’affanno per distinguere le parole di mio padre.

Ora posso solo guardare la mia faccia trasfigurata dall’ansia nello specchio davanti a me. Trattengo il respiro, chiudo gli occhi.

Papà, parlami.

Sei solo un fallito. Mi hai deluso, Francesco.

 

Sveglio! Respiro affannato! Cuore in gola! Rilassati Francesco, Rilassati!

 

Francesco aveva appena spalancato gli occhi. Davanti a lui, sua moglie Marta che dormiva con un ‘espressione quasi contrita.

Forse sta avendo un incubo anche lei.

Francesco rimase lì a guardarla mentre dormiva; secondi, minuti, forse ore. I pensieri si accavallavano nella sua mente. Da tempo si era reso conto di non essere più in grado di rendere felice quella donna che aveva sposato qualche anno prima. Da tempo si era convinto che Marta fosse attratta dalla personalità di suo fratello Gianni, che avrebbe voluto lui al suo fianco in quel letto.

 

Forse vorrebbe lui. O forse vorrebbe solo che io fossi come lui, così da non dovermi far soffrire nel lasciarmi. Forse se Gianni non fosse sparito chissà dove da più di un anno, lei lo avrebbe già fatto. Forse lo farà quando si ripresenterà come un uragano nelle nostre vite. Forse avrei dovuto essere meno rigido con lei quando mi ha detto che avrebbe voluto un figlio. Ma come potevo pensare di crescere un figlio? Con tutte le mie fobie, tutte le mie fragilità; e se poi fosse stato come me? Non riesco a sopportare questo pensiero. Marta non merita di restare imprigionata nella gabbia in cui ho chiuso la mia vita.

 

“Marta, svegliati, devo parlarti.”

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