Storia · capitolo 7

Gennaio 1991

RIFLESSI D'UMANA FRALEZZA di Alessandro Carrozzo

La relazione clandestina con Sabrina era ormai fatta di incontri fugaci in posti improbabili, facendo sempre attenzione a non essere scoperti da quel matto cha l’aveva catalogata come la sua donna. Lui si era fatto sospettoso e qualche giorno prima aveva detto a Sabrina che se l’avesse scoperta con un altro sarebbe stato un grosso guaio per lei e per lui.

Francesco non era certo il tipo che avrebbe saputo affrontare una situazione del genere, lui che aveva sempre subìto qualsiasi tipo di angheria da chiunque senza reagire, a partire dai suoi compagni di classe che, se non fosse stato per la protezione del suo alter-ego, lo avrebbero bullizzato fino a farlo impazzire.

Se Sabrina non avesse su di lui l’effetto dirompente di un uragano sarebbe già scappato a gambe levate dopo il pianto di quella sera davanti alla scuola guida. Fatto sta che trascinava questa relazione applicando qualsiasi tipo di prudenza possibile per non essere scoperto ed essere sottoposto a uno di quei pestaggi che tanto lo terrorizzavano. Aveva già in mente il suo piano. Non appena la situazione fosse iniziata a diventare ingestibile, avrebbe piantato Sabrina e si sarebbe rifugiato nuovamente nel guscio della sua vita anonima.

Purtroppo, il suo Piano A era andato a farsi friggere da circa una settimana. Approfittando di una giornata di assenza dei suoi genitori, aveva invitato Sabrina a casa sua. Francesco aveva quel misto di desiderio e timore, quella confusione che più o meno tutti hanno avuto al pensiero che “la prima volta” era a un passo dal concretizzarsi. Lui non aveva avuto il coraggio di confessare a Sabrina di essere vergine ma a lei bastarono dai 4 ai 5 secondi per accorgersene. Malgrado l’imbarazzo e la paura, quella prima volta fu per Francesco così intensa ed emozionante da riuscire a spazzare via l’idea di scappare via alla prima difficoltà.

Ora si trovava seduto a un tavolino di un bar a sorseggiare una birra con suo fratello. Odiava chiedergli aiuto, odiava doversi sentire in debito ancora di più con lui, ma in cuor suo sapeva che non sarebbe stato capace di risolvere la situazione da solo.

A Gianni non parve vero, poteva affermare ancora una volta il suo predominio su qualunque altro maschio si aggirasse nel suo territorio e al tempo stesso avrebbe potuto soggiogare ancor di più quel suo clone imbranato.

Francesco non seppe mai cosa Gianni fece quella sera. Cercò di immaginarselo quando un paio di giorni dopo Sabrina gli telefonò tutta eccitata per dirgli che quel matto l’aveva lasciata, pregandola oltretutto di non cercarlo mai più.

Finalmente liberi. Che strano concetto la libertà. Si cerca di raggiungerla con tutte le proprie forze rischiando poi di rimanerne talmente spaventati da fuggirne a gambe levate, proprio come stava per accadere a Francesco e Sabrina.

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