Storia · capitolo 6

Dicembre 1990

RIFLESSI D'UMANA FRALEZZA di Alessandro Carrozzo

Francesco si è appena seduto su una delle traballanti sedie in plastica della sala in cui sta per seguire la sua prima lezione di teoria di Scuola Guida. Accanto a lui è seduta una ragazza biondina con gli occhi dell’azzurro più intenso che lui abbia mai visto. Quegli occhi brillavano di una luce che esprimeva gioia e voglia di vivere. Ma il suo sorriso celava qualcosa di triste, un malessere interiore che strideva con la luce dei suoi occhi.

In un attimo che sembrò eterno, Francesco si perse in una delle sue solite digressioni mentali. “è davvero così? La percezione che si ha di una persona dipende dalla prospettiva con cui la si guarda? O forse dal dettaglio su cui ci si vuole concentrare? O forse dipende da cosa l’altra persona voglia mostrarci? Insomma, il famoso così è se vi pare dipende da cosa una persona vuol fare apparire di sé stessa o da cosa il prossimo vuol vedere in quella persona?”.

Quel “Ciao, mi chiamo Sabrina” lo distolse dai suoi pensieri. Quel tono di voce non risolse i suoi dubbi ma ben presto Francesco avrebbe capito che la verità era in realtà molto più complessa da decifrare e molto più complicata da gestire di quanto potesse immaginare in quel momento.

Un paio d’ore più tardi si ritrovarono con tutto il gruppo dei futuri patentati fuori dalla scuola guida a scambiarsi impressioni. Un po’ alla volta quell’agglomerato di persone senza nulla in comune, se non un libricino a colori che illustrava i segnali stradali, iniziò a diradarsi. Tutti avevano fretta di tornare a casa a condividere con i propri genitori quell’esperienza; tutti tranne due.

Francesco e Sabrina erano lì ad aspettarsi come a un appuntamento al buio. Ben presto rimasero soli, si avvicinarono e rimasero a guardarsi negli occhi sorridendo.

Francesco aveva la dote innata di riuscire a percepire l’essenza delle persone che si trovava davanti e con Sabrina la connessione sembrava la più intensa che avesse mai sperimentato. Le parole uscirono dalla sua bocca senza che neanche lui potesse rendersene conto.

“Cos’è che ti tormenta così tanto Sabrina?”

Lei un po’ spaesata: “cosa intendi?”

“La tua bocca sorride ma i tuoi occhi nascondono qualcosa che ti tormenta profondamente”

Lei smise di sorridere; una lacrima iniziò a rigargli il volto, partendo da quel meraviglioso azzurro dei suoi occhi per finire a schiantarsi sul neo che aveva appena sotto lo zigomo. Come due calamite a poli invertiti si strinsero in un abbraccio intenso, ineluttabile.

Un barlume di lucidità squarciò per un secondo la mente di Francesco quando si mise a riflettere sul fatto che si trovava abbracciato a una sconosciuta sotto la luce al neon di una scuola guida ormai chiusa da oltre 45 minuti. Quel barlume di lucidità fu spazzato via in un attimo quando lei staccandosi e guardandolo negli occhi iniziò a far fluire le parole.

“Io non ho idea di come tu abbia fatto a leggermi dentro. Sono disperata. Sono in una relazione tossica con un uomo molto più grande di me. Lui è violento. Mi annienta psicologicamente. Non avrei mai potuto accettare di mettere al mondo una creatura che avrebbe dovuto portare il peso di un padre così nella vita. Il mese scorso ho abortito ma lui non sa nulla. Mi avrebbe uccisa. Vorrei solo avere il coraggio di lasciarlo. Ti prego abbracciami ancora, ne ho bisogno”.

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