Febbraio 1987
Gianni non era mai riuscito a raggiungere risultati scolastici di un livello perlomeno accettabile; aveva finito quindi per cedere alle pressioni di suo padre che gli chiedeva insistentemente di provare a studiare con un suo compagno di classe molto più brillante di lui.
Quel pomeriggio si ritrovò quindi nella cameretta di Antonio. Avevano passato circa un’ora a leggere e ripassare il capitolo del libro di Fisica che la loro insegnante aveva spiegato in classe nell’ultimo mese. Antonio era ora intento a interrogare Gianni su tutto quello che avevano appena studiato.
Gianni, ovviamente, non ne aveva fissato nella mente neanche una parola e le parole di quel ragazzotto in carne le percepiva quasi come un fastidioso rumore di fondo.
Il suo torpore fu improvvisamente interrotto quando si accorse che la mano di Antonio stava lentamente risalendo dal suo ginocchio verso l’inguine.
La mano di Gianni ora stringeva la gola di Antonio che faticava terribilmente a respirare.
“Non ti azzardare mai più, a me piacciono le ragazze, fallo un’altra volta e ti uccido con le mie mani.”
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