CAPITOLO 14
Il frastuono assordante che accolse Dylan quella sera nel mettere piede in casa, lo lasciò pressoché stordito sull’uscio. Che diamine stava accadendo? Un terremoto? Aveva forse bevuto troppo con Dave e quelli erano i postumi di una sbornia? No, non poteva essere. Dave era ancora lì, in piedi accanto a lui, e anche lui con un’espressione incredula dipinta sul volto.
«Che cazzo sta succedendo?» urlò.
«Shhh!» lo zittì Dave. «Non farti sentire.»
«Come diavolo pensi che possa sentirmi qualcuno con questo baccano infernale?»
«In effetti non hai tutti i torti,» rispose l’amico ridendo.
«Matthew e Jane sono andati al consiglio comunale e quelle due pensano che, avendo la casa tutta per loro, possano fare tutto ciò che vogliono, ma adesso salgo e gliene canto quattro!» disse Dylan salendo le scale a due a due.
Senza pensarci due volte, aprì la porta della sala giochi a fianco della camera di Amabel e la scena che si presentò ai suoi occhi fu quasi surreale. Una decina di ragazzine in camicie da notte colorate e pigiami stravaganti, stava ballando a ritmo della musica sparata a tutto volume.
Elisabeth fu la prima ad accorgersi di lui e abbassò immediatamente lo stereo. «Oh, è solo un pigiama party,» gli disse ridendo, il viso arrossato per il gran movimento. «Abbiamo invitato alcune amiche e stiamo festeggiando.»
«Ah, capisco,» disse Dylan insolitamente imbarazzato. Una ventina di occhi erano fissi su di lui. «Ecco perché siete tutte così… colorate.»
Una biondina gli si avvicinò sorridendo maliziosa. «Vorresti per caso unirti a noi?»
«Non dire sciocchezze Kim, mio fratello ha di meglio da fare. Non è vero?» la riprese Elisabeth.
«Infatti,» rispose lui. «Comunque io e Dave siamo da basso, se avete bisogno di qualcosa.»
«Grazie carino, magari più tardi verrò a trovarvi,» disse Kim ammiccando.
«Scordatelo, tu non uscirai da qui fino a domani mattina!» sbottò Cherilyn mettendo fine alla discussione.
Dylan chiuse velocemente la porta mettendo fine a quella tortura. Mentre le ragazze discutevano tra loro, aveva inconsciamente posato lo sguardo su Amabel e aveva notato che lei era rimasta in disparte, osservando la scena con un sorriso timido. Si era sentito a disagio, come sempre quando si trovava in sua presenza e aveva avvertito il consueto accelerare dei battiti del cuore. Amabel era bellissima, con i lunghissimi capelli, gli occhi blu e il volto angelico.
Scese di corsa le scale raggiungendo Dave che si era accomodato in cucina.
«Allora, hai scoperto cosa stanno combinando?» gli chiese l’amico porgendogli una bottiglia di birra ghiacciata.
«Un pigiama party! Ho spalancato la porta già pronto a fare loro una ramanzina e mi sono ritrovato davanti a dieci ragazzine urlanti. È stato un incubo. Ho pensato che mi avrebbero mangiato vivo,» rispose bevendo un lungo sorso.
Dave scoppiò a ridere divertito. «Non dirmi che ti sei spaventato a causa di un gruppo di ragazze?»
«Che cazzo stai dicendo?»
«Immagino come ti abbiano guardato, mi dispiace per te amico, ma questo è il prezzo che devi pagare per essere così dannatamente affascinante.»
«Smettila di prendermi in giro o ti mando nella fossa dei leoni e ti chiudo dentro insieme a loro!»
I due amici continuarono a scherzare e a bere birra in cucina, lasciando che la musica e le risate delle ragazze al piano di sopra riempissero l’aria.
Era ormai mezzanotte passata quando i rumori provenienti dalla sala giochi cominciarono ad affievolirsi fino a cessare del tutto.
Matthew e Jane non erano ancora rincasati e Dave se ne era appena andato, Dylan decise così di andarsene a letto. Non aveva ancora messo un piede sull’ultimo gradino dell’ampia scala, quando un’ombra si staccò dalla parete alla sua sinistra, avvicinandosi furtivamente.
«E tu cosa ci fai in giro?» chiese irritato alla biondina che gli si era parata davanti in una corta camicia da notte celeste.
«Stavo aspettando te, fortunatamente si sono addormentate già tutte e non mi hanno vista uscire dalla stanza. Adesso possiamo divertirci insieme…»
«Perdonami ragazzina, ti ho per caso fatto intendere di essere interessato?»
La biondina non si diede per vinta, anzi avanzò nella sua direzione. «Eh, no, non proprio. Ma sai, pensavo potessimo fare qualcosa di interessante insieme,» disse sbattendo le lunghe ciglia dorate.
Dylan sospirò, cercando di mantenere la calma. «Guarda Kim, è così che ti chiami, vero? Ti assicuro che non sono interessato a nessun tipo di divertimento notturno e sicuramente non con te. Quindi, se non ti dispiace, lasciami passare e tornatene nel sacco a pelo con le altre. Buonanotte.»
Kim sembrò delusa, ma si ritrasse da una parte consentendogli di superarla e di dirigersi verso la sua camera. Voltato nella direzione opposta a quella in cui si trovava la ragazza, non si accorse del suo sguardo duro e determinato, mentre stringeva i pugni contro i fianchi.
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